L’arcivescovo di Spoleto-Norcia, monsignor Renato Boccardo, presidente della Conferenza episcopale umbra (Ceu), ha presentato domenica mattina una denuncia al commissariato di polizia di Spoleto per due post pubblicati sabato su Facebook dal vaticanista Francesco Capozza, contenenti affermazioni che il presule ritiene offensive e diffamatorie. A rendere nota l’iniziativa è stata la diocesi, che ha affidato la documentazione all’avvocato Enrico d’Angerio, legale della Curia. Al centro della vicenda ci sono alcune ricostruzioni relative alla carriera ecclesiastica dell’arcivescovo e riferimenti alla sua vita privata, sui quali Boccardo ha deciso di rivolgersi alle autorità.
La denuncia presentata alla polizia di Spoleto
La decisione di procedere formalmente è arrivata dopo la pubblicazione di due interventi sul social network, nei quali Francesco Capozza ha affrontato diversi aspetti del percorso personale ed ecclesiastico di monsignor Boccardo.
Capozza, come vaticanista del quotidiano Il Tempo, testata del gruppo Angelucci diretta da Daniele Capezzone, ha pubblicato sabato due post contenenti valutazioni e ricostruzioni riguardanti l’arcivescovo. Secondo le informazioni riportate, non risulta iscritto all’Ordine dei giornalisti.
La diocesi ha comunicato che Boccardo si è recato domenica mattina al commissariato di Spoleto, presentando denuncia in relazione ai contenuti diffusi su Facebook.
La documentazione è stata quindi consegnata all’avvocato Enrico d’Angerio, incaricato di seguire la vicenda per conto della diocesi.
L’iniziativa riguarda il contenuto delle pubblicazioni e la loro possibile rilevanza sotto il profilo della diffamazione. Spetterà alle autorità competenti valutare gli elementi presentati e gli eventuali sviluppi della denuncia.
Le affermazioni contestate nei post di Francesco Capozza
I due interventi pubblicati su Facebook ripercorrono alcuni passaggi della carriera ecclesiastica di monsignor Renato Boccardo, soffermandosi in particolare sul periodo trascorso in Vaticano e sulla successiva nomina alla guida dell’arcidiocesi di Spoleto-Norcia.
Boccardo aveva ricoperto dal 2005 l’incarico di segretario generale del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, prima di essere nominato arcivescovo di Spoleto-Norcia nel 2009 da papa Benedetto XVI.
Proprio sulle circostanze di quel trasferimento si concentrano alcune delle affermazioni contestate. Capozza ha sostenuto nei suoi post che la nomina a Spoleto sarebbe stata conseguenza di una «cacciata voluta da Papa Benedetto XVI», una ricostruzione che rientra tra i contenuti oggetto della denuncia.
Le pubblicazioni contengono inoltre riferimenti a presunte vicende personali dell’arcivescovo e ai suoi rapporti con altri esponenti dell’ambiente ecclesiastico. Si tratta di affermazioni presentate anche attraverso richiami a voci e testimonianze anonime, la cui attendibilità non risulta accertata.
Tra gli argomenti affrontati figurano anche il ruolo di Boccardo alla presidenza della Conferenza episcopale umbra e presunti rapporti con una persona descritta nei post come un millantatore.
Le accuse e le ricostruzioni diffuse sui social restano affermazioni attribuite all’autore dei post, non fatti verificati. È su questi contenuti che si concentra l’iniziativa intrapresa dall’arcivescovo.
I messaggi di solidarietà all’arcivescovo
La diffusione dei post e la successiva denuncia hanno provocato diverse manifestazioni di vicinanza nei confronti di monsignor Boccardo, provenienti sia dal territorio dell’arcidiocesi sia da altre parti d’Italia.
Nella nota diffusa dalla Curia, l’arcivescovo ha voluto esprimere il proprio ringraziamento a «tutti coloro che dalla Diocesi e da varie parti d’Italia gli stanno esprimendo vicinanza e solidarietà e assicurano la loro preghiera».
Tra le prese di posizione figura quella di Francesco Carlini, addetto stampa della diocesi, che ha richiamato l’attenzione sulle modalità con cui vengono espresse pubblicamente critiche e valutazioni nei confronti di persone che ricoprono incarichi istituzionali.
«La critica verso le istituzioni e le persone che le rappresentano – scrive – dovrebbe avvenire sempre in modo civile, senza offendere e infangare. Soprattutto dovrebbe avvenire de visu».
La posizione espressa da Carlini riguarda dunque il linguaggio utilizzato nel confronto pubblico e il rispetto delle persone coinvolte, anche quando le critiche interessano figure con responsabilità e ruoli di rilievo.
La denuncia depositata al commissariato di Spoleto e la documentazione affidata al legale della diocesi costituiscono, al momento, gli sviluppi formali della vicenda. Non sono state comunicate ulteriori iniziative giudiziarie né eventuali determinazioni dell’autorità competente.
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