I Vescovi dell’Umbria hanno espresso amarezza e delusione per l’approvazione, da parte della Regione Umbria, di una legge di iniziativa popolare che introduce il suicidio medicalmente assistito. In un comunicato, i presule sostengono che il testo, invece di promuovere e difendere la vita come dono inestimabile, intenda legalizzarne la soppressione. Il documento si richiama a Papa Leone XIV, per il quale la tutela della vita, dal concepimento al termine naturale, è il fondamento imprescindibile di ogni altro diritto. Il comunicato non indica la data del voto finale né l’esito numerico.
Accompagnamento e cure palliative
Nella nota i vescovi indicano la risposta che ritengono umana e cristiana alle esigenze delle persone anziane, malate e sole: l’accompagnamento e la prossimità solidale. Riaffermano inoltre la necessità che sia data piena attuazione alla legge che ha introdotto le cure palliative.
Le Chiese che sono in Umbria annunciano l’intenzione di continuare, «con tutte le forze», a servire la vita e a prendersene cura, garantendo vicinanza e sostegno a tutte le forme di fragilità.
La citazione del Papa
Il comunicato si chiude con un passaggio attribuito a Leone XIV: «La tentazione di togliere la vita con il pretesto di una falsa compassione deve essere fermamente respinta. Ciò che è legale non è necessariamente morale».
Il percorso della legge
Il provvedimento nasce da una proposta di legge di iniziativa popolare. Il testo, intitolato “Procedure e tempi per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito”, è stato sottoscritto da circa 5mila cittadini e sostenuto dall’associazione Luca Coscioni, come avviene in tutte le Regioni. La proposta è stata illustrata in Terza commissione il 22 aprile 2026, mentre l’esame è entrato nel vivo a luglio, con l’obiettivo di arrivare al voto a settembre.
Il 9 settembre 2026 la Terza commissione dell’Assemblea legislativa ha approvato 13 emendamenti al testo. Gli interventi puntavano a modificare le parti dichiarate costituzionalmente illegittime dalla Consulta, chiarendo quelle che la Corte ha “salvato” nella versione toscana. Tra le novità, una disposizione che incarica ciascuna delle due Aziende sanitarie locali di istituire, entro sessanta giorni dall’entrata in vigore, una Commissione multidisciplinare permanente.
Il riferimento alla Corte costituzionale
Il titolo della proposta richiama le sentenze n. 242/2019 e n. 135/2024 della Corte costituzionale. Secondo i promotori, la proposta è stata presentata in tutte le Regioni per dare attuazione a tre pronunce della Consulta che hanno riconosciuto anche la competenza legislativa regionale in materia. Sempre i promotori sostengono che il testo non introduce alcun obbligo, ma soltanto il diritto di accedere alla morte medicalmente assistita, nel rispetto dell’autodeterminazione individuale.
Le due posizioni a confronto
Il comunicato dei vescovi si colloca dunque in un confronto con quanto sostenuto dai promotori. Questi ultimi parlano di regolamentare procedure e tempi per chi si trova già nelle condizioni indicate dalla Corte costituzionale. I presule, invece, ribadiscono il principio della tutela della vita fino al termine naturale e chiedono di rafforzare le cure palliative e l’accompagnamento delle persone fragili.
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