In Umbria il tasso di occupazione femminile ha raggiunto il 63% nel 2025, mentre nel secondo trimestre del 2026 le imprese guidate da donne erano 19.399, pari al 25,2% delle attività regionali. Numeri che raccontano una presenza significativa delle donne nell’economia umbra, ma anche una distanza ancora evidente rispetto agli uomini, soprattutto sul piano delle retribuzioni e delle opportunità lavorative. Di questi temi si è discusso a Perugia, nella sede della Camera di commercio dell’Umbria, durante l’incontro “L’Italia in chiave di genere – Lavoro, impresa e partecipazione femminile per la crescita del Paese”, promosso dalla Consigliera nazionale di Parità Filomena D’Antini insieme alla consigliera di Parità della Regione Umbria Rosita Garzi, che ha coordinato i lavori. Al centro del confronto, gli strumenti per favorire l’occupazione femminile, ridurre le disuguaglianze e sostenere le imprese impegnate nelle politiche di parità.
Occupazione femminile, in Italia il divario con gli uomini supera i 17 punti
Il quadro nazionale mostra quanto sia ancora distante una piena partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Nel secondo trimestre del 2026, tra i 15 e i 64 anni, il tasso di occupazione femminile in Italia si è attestato al 54,8%, contro il 71,9% degli uomini. Una differenza di 17,1 punti percentuali che conferma la persistenza di un divario strutturale.
L’Umbria presenta un dato femminile più elevato, con il 63% registrato nel 2025, anche se il confronto riguarda periodi differenti.
Le distanze emergono anche osservando i redditi. Secondo il rapporto regionale sul lavoro, nel 2024 le donne umbre hanno percepito mediamente 20.721 euro annui da lavoro, rispetto ai 27.141 euro degli uomini. La differenza è di 6.420 euro, un dato che tiene conto dei redditi complessivi e non soltanto delle retribuzioni orarie.
Su quest’ultimo fronte, Eurostat ha rilevato nel 2024 un divario retributivo orario lordo del 5,2% in Italia, inferiore alla media europea dell’11,1%. La differenza tra paga oraria e reddito annuale è importante perché quest’ultimo risente anche delle ore lavorate e della continuità occupazionale.
Nel confronto perugino è stata affrontata anche la questione della trasparenza salariale, alla luce della direttiva europea del 2023 e del percorso di adeguamento della normativa italiana.
In Umbria 19.399 imprese femminili, un quarto del totale regionale
Un ruolo importante nell’economia regionale è svolto dall’imprenditoria femminile. I dati elaborati da StockView-InfoCamere, presentati da Giuliana Piandoro, vicesegretaria generale della Camera di commercio dell’Umbria, indicano che nel secondo trimestre 2026 erano attive 19.399 imprese femminili, corrispondenti al 25,2% del totale.
La presenza maggiore si registra nell’agricoltura, con 4.785 attività, seguita dal commercio con 4.280 imprese. Nell’alloggio e ristorazione se ne contano 1.964, mentre nella manifattura sono 1.548.
Particolarmente significativa è l’incidenza delle attività femminili nella sanità e assistenza sociale, dove raggiungono il 42%, e negli altri servizi, con una quota del 43,4%.
Anche sul piano degli incarichi aziendali la regione presenta valori superiori alla media italiana. Le donne ricoprono 35.676 cariche, pari al 30,9% del totale regionale, rispetto al 27,9% nazionale. Tra queste figurano 12.775 posizioni di titolare e 12.100 di amministratrice.
Dalia Sciamannini, presidente del Comitato per l’imprenditoria femminile della Camera di commercio dell’Umbria, ha illustrato le attività dedicate alla formazione, all’accesso al credito e al superamento degli ostacoli che possono limitare l’avvio e lo sviluppo di un’impresa.
Tra i progetti realizzati figura anche il teatro d’impresa “Le voci di fuori”, presentato nell’ambito del Festival per la parità di genere.
Parità di genere nelle aziende, 256 imprese certificate
Un altro aspetto riguarda l’applicazione concreta delle politiche di parità all’interno delle organizzazioni.
In Umbria risultano 256 imprese certificate secondo la Uni/PdR 125:2022, mentre i siti certificati presenti sul territorio regionale sono 772. Quest’ultimo numero comprende anche unità operative appartenenti ad aziende con sede fuori regione e non deve quindi essere confuso con quello delle imprese umbre certificate.
La certificazione prende in esame diversi elementi dell’organizzazione aziendale, dalle procedure di assunzione alle possibilità di avanzamento professionale, dalle retribuzioni agli strumenti di sostegno alla genitorialità.
La Consigliera nazionale di Parità Filomena D’Antini ha sottolineato l’importanza di questo sistema per migliorare le condizioni lavorative delle donne.
«Ha stimolato fortemente l’inclusione lavorativa delle donne, soprattutto dal punto di vista degli strumenti di conciliazione vita-lavoro», ha spiegato riferendosi alla certificazione.
D’Antini ha richiamato anche il ruolo dei congedi parentali, degli incentivi alle assunzioni e del Reddito di libertà destinato alle donne vittime di violenza.
Sul versante delle iniziative regionali, la Camera di commercio ha promosso insieme alla Consigliera regionale di Parità il percorso formativo “Pagina – Parità di genere in azienda”, al quale hanno partecipato 34 imprese.
Per il 2026 è stato inoltre previsto un bando a sostegno della certificazione della parità di genere, con contributi a fondo perduto fino a 2.000 euro per impresa.
Meloni: lavoro femminile decisivo anche contro la fuga dei giovani
La partecipazione delle donne al mercato del lavoro è stata collegata anche alle prospettive demografiche ed economiche dell’Umbria.
L’assessora regionale alle Politiche di genere Simona Meloni ha richiamato due questioni che interessano direttamente il futuro della regione: la denatalità e la difficoltà di trattenere i giovani qualificati.
«Le donne sono mediamente più istruite, sono mediamente più laureate e quindi dobbiamo creare le condizioni anche perché la nostra regione possa crescere», ha dichiarato.
Per Meloni, favorire l’occupazione femminile significa anche ampliare le possibilità di autonomia economica, soprattutto nelle situazioni di maggiore fragilità.
«Il mondo del lavoro rappresenta anche una chiave di libertà per la donna», ha sottolineato, richiamando l’importanza del reinserimento lavorativo delle donne che hanno affrontato percorsi di uscita dalla violenza.
Il presidente della Camera di commercio dell’Umbria, Giorgio Mencaroni, ha invece posto l’accento sulla necessità di superare le differenze di genere nella valutazione delle competenze professionali e imprenditoriali.
«Il lavoro che dobbiamo fare è far capire che l’uomo è come la donna, anzi la donna è come l’uomo, assolutamente uguali», ha affermato, evidenziando come capacità e attitudine all’impresa debbano essere riconosciute indipendentemente dal genere.
Il confronto con istituzioni, professionisti e imprese
L’incontro ha coinvolto anche i rappresentanti delle istituzioni impegnate nelle politiche del lavoro e della previdenza.
Sono intervenuti Tiziana Ciprini, amministratrice unica di Arpal Umbria, Tiziana Pompei, vicesegretaria generale di Unioncamere, collegata da remoto, Stefano Marconi, direttore interregionale dell’Ispettorato del lavoro, e Andrea Benedetti, dirigente dell’Ispettorato territoriale del lavoro di Perugia.
Hanno partecipato inoltre Alessandro Pastorelli, direttore regionale dell’Inail, Elisa Maria Spagnolo, direttrice regionale dell’Inps, e Adriano Bei, direttore dello Sviluppo economico della Regione Umbria.
Il contributo degli ordini professionali è arrivato da Simonetta Mischianti, presidente del Comitato pari opportunità dell’Ordine dei commercialisti di Perugia, Simone Marchetti, consigliere dell’Ordine degli avvocati di Perugia, Laura Alunno Ricci, componente della Commissione pari opportunità dell’Ordine dei consulenti del lavoro, e Francesca Marrucco, delegata alle pari opportunità dell’Ordine dei giornalisti dell’Umbria.
Spazio anche alle esperienze aziendali di Aboca, Tarkett e Sintagma, che hanno presentato le modalità con cui le politiche di parità di genere vengono applicate nelle rispettive organizzazioni, con particolare attenzione alla gestione del personale e alle opportunità di crescita professionale.
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