Overbooking in sanità, scoppia la protesta dei medici umbri: “Disservizi e cure a rischio”

La Cimo-Fesmed Umbria attacca il sistema introdotto per ridurre le liste d’attesa: “Espediente inutile che mette sotto pressione medici e pazienti”

L’overbooking non è la soluzione al problema delle liste d’attesa. Anzi, rischia di peggiorare la qualità delle cure e aumentare le tensioni tra medici e cittadini. È questo l’allarme lanciato dalla Federazione Cimo-Fesmed Umbria, che ha diffidato le USL della regione e chiesto alla Regione Umbria di intervenire per chiarire come sia stato possibile introdurre questo sistema senza alcun confronto sindacale.

Il modello, mutuato dal settore aereo e alberghiero, prevede la prenotazione di più visite rispetto a quelle effettivamente eseguibili, nel tentativo di compensare le assenze dei pazienti (il cosiddetto “no show”). Una misura introdotta all’inizio del 2025 in tutte le aziende sanitarie umbre, ma che – secondo i medici – sta già producendo effetti negativi su tutta la filiera sanitaria.

“Chi viene in ospedale per una visita o un esame non sa che allo stesso orario vengono prenotate due prestazioni”, spiega Cristina Cenci, presidente regionale del sindacato. “Capita così che debbano attendere anche oltre un’ora prima di essere visitati, specie in caso di procedure complesse come le endoscopie. E i pazienti danno la colpa al medico, aumentando le tensioni negli ambulatori”.

Il carico di lavoro aggiuntivo grava anche sul personale sanitario. “Quando tutti i pazienti si presentano, i medici sono costretti a prolungare l’orario di lavoro per garantire il tempo minimo necessario a ciascuna prestazione. Ma non esiste alcuna disciplina sull’extra-orario, e in USL Umbria 1 e 2 non è chiaro come verranno recuperate o retribuite le ore aggiuntive”, denuncia il sindacato.

L’overbooking, invece di risolvere, rischia di amplificare i problemi organizzativi esistenti, secondo la Cimo-Fesmed, che giudica il sistema come un “espediente inutile e dannoso”. “Per ridurre le liste d’attesa servono organici adeguati – afferma Cenci – e non scorciatoie gestionali. Senza nuovo personale, non si recuperano le prestazioni arretrate né si garantiscono tempi accettabili per quelle future”.

Il sindacato ricorda inoltre che la legge prevede un meccanismo alternativo, finora poco utilizzato: l’attivazione della libera professione intramoenia a carico dell’Azienda sanitaria, che può coprire i costi al posto del cittadino, il quale dovrebbe versare solo l’eventuale ticket. “Una misura che tutelerebbe sia i pazienti che i professionisti, rispettando i tempi di attesa previsti”.

Quanto al fenomeno dei no show, per il sindacato va affrontato potenziando i sistemi di recall e conferma: “Serve verificare l’efficienza del CUP unico regionale e magari introdurre strumenti tecnologici come l’intelligenza artificiale per ricordare gli appuntamenti. Ma è paradossale che ci siano assenze anche per visite prenotate in overbooking: è la prova di un sistema fallace”, sottolinea Cenci.

Infine, la denuncia si fa più dura: “L’overbooking inficia la qualità e la sicurezza delle cure, mina il rapporto di fiducia tra medico e paziente e lascia i professionisti soli a gestire i disservizi creati da scelte gestionali non condivise. È un modello che può avere senso nel trasporto aereo, dove esistono tutele chiare per il consumatore, ma non può essere replicato nella sanità pubblica”.

La Federazione dei medici chiede dunque un immediato confronto istituzionale per sospendere il sistema e ripensare l’organizzazione delle agende sanitarie alla luce delle reali capacità operative, mettendo al centro la dignità del lavoro medico e la sicurezza del paziente.

Redazione

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