Anche nella chiesa ucraina di Perugia crescono i timori: “Non possono trattarci come l’aggressore”

A Perugia, la comunità ucraina si raccoglie nella messa in rito greco-bizantino tra preghiera e preoccupazione per il conflitto in corso e le tensioni internazionali.

Ogni domenica, nella parrocchia di Santa Maria delle Grazie a Perugia, la comunità ucraina si riunisce per la messa in rito greco-bizantino celebrata da padre Vasily. Un appuntamento di intensa preghiera, ma anche un’occasione per ritrovarsi e condividere il peso di una guerra che, dopo tre anni, non accenna a finire.

Nell’ultima celebrazione, il clima è stato segnato da una nuova fonte di sgomento: lo scontro verbale tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Proprio quando si intravedevano spiragli di pace, le tensioni politiche internazionali hanno alimentato dubbi e preoccupazioni sulla possibilità di una risoluzione del conflitto. Ne parla in un servizio il Tg3 Umbria.

All’interno della chiesa, pochi uomini partecipano alla funzione: la maggior parte di loro è rimasta in Ucraina, arruolata nelle operazioni militari. Sono soprattutto le donne a riempire i banchi della parrocchia, molte delle quali portano nel cuore il dolore della perdita di un figlio caduto in guerra. Il senso di comunità diventa così un sostegno fondamentale per chi, lontano dalla propria terra, cerca conforto nella fede.

A pesare sulla comunità ucraina c’è anche la percezione di come il conflitto venga raccontato e interpretato all’estero. Essendo vittime di un’invasione armata, gli ucraini non tollerano di essere messi sullo stesso piano dell’aggressore. Il dolore e la resistenza della loro nazione, infatti, non possono essere equiparati alle azioni di chi ha dato inizio alla guerra: “Tutti siamo distrutti perchè Zelensky è stato cacciato come un cane, non è accettabili”, dicono i fedeli. “Noi lottiamo per la libertà, per il popolo ucraino che soffre. Chi difende la Russia dovrebbe andare al fronte e vedere chi è l’aggressore e chi l’aggredito”

Tra preghiera e riflessione, la funzione religiosa diventa uno spazio per elaborare il dolore e mantenere viva la speranza, in attesa di risposte concrete sul futuro della guerra e del proprio Paese. La manifestazione andata in scena ieri a Perugia e in tante altre piazze d’Italia è il segno che nessuno vuole arrendersi alla prepotenza di Putin e di Trump.

Redazione

Seguici su

Aggiungi perugiatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.

★ Aggiungici
Subscribe
Notificami
0 Commenti

Articoli correlati

Il 19enne era già noto alle forze dell’ordine per la vicenda legata all’omicidio di Hekuran...
Quattro agenti feriti nel carcere di Spoleto dopo un'aggressione. Il SAPPE denuncia l'accaduto e chiede...
carabinieri Deruta
I carabinieri hanno eseguito un’ordinanza cautelare nei confronti di due uomini accusati di aver raggirato...

Altre notizie