Gubbio si spopola nel silenzio: “Schiacciata da invecchiamento e affitti brevi” (VIDEO)

Inchiesta di Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil: emergenza abitativa per 135 famiglie e proposte per centro storico, periferia e frazioni

Le organizzazioni sindacali dei pensionati Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil hanno presentato venerdì 23 ottobre, al social housing Vivere Gubbio, il report ‘Abitare a Gubbio – Analisi e proposte’. L’inchiesta nasce per approfondire la situazione abitativa del territorio eugubino e le sue criticità. Il documento è stato illustrato dai segretari Alessandro Piergentili e Fabrizio Fratini (Spi Cgil), Barbara Mischianti (Cgil), Antonello Paccavia (Fnp Cisl e Cisl) e Raul Cambiotti (Uilp Uil). Al centro del lavoro c’è la richiesta di un Piano casa per l’intero comune, con investimenti pubblici e stato sociale.

I dati demografici e abitativi

Il quadro di partenza si basa su dati del 2021 diffusi dal Comune e dall’Osservatorio bisogni sociale dello Spi Cgil nazionale. Il 32% delle famiglie è composto da una sola persona, il 9,5% degli abitanti ha più di 80 anni e il 3,8% ha tra 0 e 5 anni.

Le famiglie proprietarie dell’abitazione sono tra 9.800 e 10.300, pari al 75-78% del totale. Quelle in affitto sono tra 1.800 e 2.000 (15-16%), mentre altre 600-800 vivono con soluzioni diverse. Le famiglie in emergenza abitativa sono 135, e i sindacati precisano che si tratta “solo quelle di cui siamo a conoscenza”. Tra queste ci sono situazioni mai viste prima a Gubbio, come persone costrette a vivere in garage. Le famiglie in fascia di povertà abitativa sono 235.

Frazioni: “il problema più grave”

Secondo i sindacati, la condizione più critica riguarda le frazioni. Gli anziani vivono spesso in casolari in condizioni precarie, con costi energetici in aumento, impianti elettrici risalenti agli anni ‘70, stufe a legna, scale esterne gelate e bagni non a norma per le persone con disabilità. Per fare la spesa o andare dal medico servono almeno 10-15 chilometri in auto. Il report segnala solitudine e insicurezza: i bambini non hanno compagni né spazi, e per i giovani mancano asili e lavoro nelle vicinanze. La sintesi è: “Nelle frazioni non si abita, ma si resiste”.

Periferia: il rischio di un degrado silenzioso

Nelle zone periferiche il report parla di una scarsa qualità della vita abitativa. Le palazzine risalgono agli anni ‘60-‘80, hanno molte barriere architettoniche e richiedono 200-250 euro al mese per riscaldare 70 metri quadrati. Le aree esterne presentano marciapiedi dissestati, illuminazione serale insufficiente e aree verdi e giochi per bambini abbandonati. La sera la periferia si svuota e le donne sole percepiscono insicurezza. Ci sono il supermercato e pochi centri di aggregazione, i condomini sono anonimi e la morosità è diffusa.

Centro storico: l’emergenza degli affitti brevi

Per il centro storico i sindacati parlano di “emergenza affitti brevi” e sostengono che “gli affitti brevi stanno svuotando Gubbio dall’interno”. Un bilocale rende tra 900 e 1.500 euro al mese con l’affitto turistico breve, contro i 500-600 euro di un affitto lungo a residenti. Si stima che il 25-30% degli alloggi del centro sia ormai destinato al turismo breve.

Gli effetti indicati nel report sono:

  • palazzi vuoti per diversi mesi l’anno;
  • aumento del 20-30% del costo degli affitti lunghi rimasti;
  • sostituzione dei negozi di vicinato con attività di souvenir;
  • contratti non rinnovati o canoni insostenibili, che spingono i residenti fuori dal centro;
  • aumento diffuso delle morosità, che blocca il mercato dell’affitto privato.

A farne le spese sono anziani sfrattati e spostati lontano da servizi e vicinato, giovani coppie e donne sole, giudicate meno redditizie di un turista.

Le proposte dei sindacati

Per il centro storico si chiede un regolamento sugli affitti brevi con tetto di novanta giorni l’anno, un registro comunale e zone a tutela residenziale in cui bloccare nuove aperture. Seguono un censimento degli alloggi sfitti da almeno dodici mesi e incentivi Imu e Tari per chi affitta ai residenti a canone concordato per almeno tre anni. Sono previsti inoltre uno sportello casa attivo in Comune e un osservatorio permanente sulle emergenze, in collaborazione con tutte le realtà interessate.

Per la periferia le richieste comprendono un’accelerazione nell’assegnazione delle case popolari, un piano straordinario di riqualificazione e manutenzione da parte di Ater, la cura degli spazi pubblici e un trasporto sociale. Per le frazioni si propongono incentivi per giovani coppie, mini alloggi protetti per anziani soli e servizi alla persona.

Il Piano casa e il coinvolgimento delle istituzioni

Nelle conclusioni al report i sindacati affermano: “Non possiamo accettare un comune diviso in tre: un centro come cartolina e palcoscenico per turisti, una periferia con rischi di degrado e frazioni abbandonate”. Aggiungono che “il diritto ad abitare deve valere ovunque, dal centro a Padule, da Branca a Carbonesca, Colpalombo, Camporeggiano, Mocaiana, Burano, Scritto e Belvedere”. Pur riconoscendo che non tutti i problemi possono essere affrontati dall’amministrazione comunale, indicano la necessità di partire subito coinvolgendo istituzioni regionali ed enti preposti. Ribadiscono infine che serve “un Piano casa per tutto il territorio”, che metta al centro le persone che a Gubbio vivono tutto l’anno.

Redazione

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