Caso Shalabayeva, chiesto un nuovo processo d’appello per cinque poliziotti

Il procuratore generale della Cassazione distingue le posizioni degli ex vertici della Squadra Mobile di Roma e dei funzionari dell'ufficio Immigrazione. Chiesta anche la prescrizione per il sequestro di persona della moglie del dissidente kazako.

Un nuovo processo d’appello per i cinque poliziotti coinvolti nel caso Shalabayeva, la vicenda risalente al 2013 che riguardò Alma Shalabayeva, moglie di un dissidente kazako, e sua figlia. È quanto ha chiesto alla Corte di Cassazione il procuratore generale Alessandro Cimmino, distinguendo le responsabilità contestate agli allora vertici della Squadra Mobile di Roma da quelle dei funzionari dell’ufficio Immigrazione. Al centro della richiesta c’è soprattutto l’accusa di sequestro di persona della minore, rispetto alla quale la Procura generale ha espresso valutazioni differenti sulla sussistenza del dolo e sul concorso nel reato.

Per tutti e cinque gli imputati è stato inoltre sollecitato il riconoscimento dell’intervenuta prescrizione per il sequestro di persona contestato in relazione ad Alma Shalabayeva.

Le richieste della Procura generale per gli ex vertici della Squadra Mobile

La posizione dell’ex capo della Squadra Mobile di Roma, Renato Cortese, e dei funzionari Luca Armeni e Francesco Stampacchia è stata esaminata separatamente da quella degli altri due imputati.

Per i tre, il procuratore generale ha chiesto un appello ter, vale a dire un terzo giudizio di secondo grado, limitatamente all’accusa di sequestro di persona della figlia di Alma Shalabayeva.

La richiesta si fonda sulla valutazione secondo cui non sarebbe stata raggiunta la prova del dolo, elemento necessario per sostenere la responsabilità penale in relazione al reato contestato.

Nella ricostruzione proposta dal pg, dunque, non risulterebbero dimostrati gli elementi necessari a riconoscere il concorso dei tre funzionari nel sequestro della minore.

Si tratta di una distinzione rilevante sul piano processuale, perché riguarda la possibilità di attribuire agli imputati una partecipazione consapevole alla condotta contestata.

La Procura generale ha quindi sollecitato un nuovo esame delle loro posizioni, circoscrivendolo al capo d’imputazione relativo alla figlia della donna.

Per i funzionari dell’Immigrazione il nodo delle attenuanti generiche

Diversa la valutazione espressa nei confronti di Maurizio Improta, all’epoca responsabile dell’ufficio Immigrazione, e Vincenzo Tramma, funzionario dello stesso ufficio.

Anche per loro il procuratore generale ha chiesto un nuovo giudizio d’appello, ma con un perimetro più ristretto.

Secondo la posizione sostenuta in Cassazione, infatti, il dolo relativo al sequestro di persona della minore sarebbe sussistente. La richiesta di un ulteriore passaggio davanti ai giudici di secondo grado riguarda pertanto esclusivamente il riconoscimento delle attenuanti generiche.

Queste ultime rappresentano uno degli elementi che il giudice può valutare nella determinazione della pena, tenendo conto delle circostanze del caso e della posizione dell’imputato.

Per Improta e Tramma, quindi, la Procura generale non ha chiesto di rimettere in discussione l’elemento soggettivo del reato, ma di procedere a una nuova valutazione limitata al trattamento sanzionatorio sotto il profilo delle attenuanti.

La distinzione tra le due posizioni costituisce uno degli aspetti centrali della requisitoria, poiché individua differenti questioni giuridiche da sottoporre a un eventuale nuovo giudizio.

La prescrizione per il sequestro di Alma Shalabayeva

Accanto alle richieste riguardanti la figlia, il procuratore generale ha affrontato anche l’accusa di sequestro di persona relativa alla madre.

Su questo punto, Alessandro Cimmino ha sollecitato il riconoscimento dell’intervenuta prescrizione per tutti e cinque i poliziotti coinvolti nel procedimento.

La Cassazione chiamata a valutare le diverse posizioni

Le conclusioni formulate dalla Procura generale non costituiscono una decisione definitiva. Spetta infatti alla Corte di Cassazione pronunciarsi sulle richieste avanzate e stabilire se vi siano i presupposti per disporre un ulteriore giudizio d’appello.

Nel caso in cui venisse accolto l’orientamento espresso dal pg, il nuovo processo avrebbe oggetti differenti a seconda degli imputati.

Per Cortese, Armeni e Stampacchia il riesame riguarderebbe l’accusa di sequestro di persona della minore, con particolare riferimento alla prova del dolo e alla configurabilità del concorso nel reato.

Per Improta e Tramma, invece, il giudizio sarebbe limitato alle attenuanti generiche, ferma restando la valutazione espressa dalla Procura generale sulla sussistenza dell’elemento doloso.

Resta separata la questione della prescrizione relativa ad Alma Shalabayeva, per la quale è stata chiesta una pronuncia valida per tutti gli imputati.

Le richieste del procuratore generale delineano così i punti sui quali la Cassazione è chiamata a pronunciarsi, distinguendo il profilo della responsabilità penale per il sequestro della minore da quello delle attenuanti e dall’estinzione per prescrizione del reato contestato in relazione alla madre.

Redazione

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