Energia troppo cara, la cartiera di Trevi rischia il blocco della produzione

L’azienda umbra ha ordini e clienti in attesa, ma il raddoppio della bolletta energetica mette sotto pressione la sostenibilità del lavoro

Avere un portafoglio ordini pieno e una domanda in crescita, ma rischiare di fermare la produzione per il peso dei costi energetici. È la situazione descritta da Cartiere di Trevi, unica cartiera in Umbria con 75 dipendenti, attraverso le parole dell’amministratore delegato Franco Graziosi. L’aumento del prezzo del gas sta mettendo sotto pressione un settore che lavora su commesse già acquisite e che non può trasferire immediatamente i maggiori costi ai clienti.

Il caro energia mette sotto pressione la cartiera umbra

Il caso di Cartiere di Trevi rappresenta una delle situazioni più delicate legate all’aumento dei costi energetici nel comparto industriale.

L’azienda, che ha già ordini acquisiti e clienti in attesa dei prodotti, si trova a fare i conti con una bolletta energetica cresciuta rapidamente nel giro di pochi mesi.

Secondo quanto spiegato dall’amministratore delegato Graziosi, il problema riguarda soprattutto l’aumento del prezzo del gas, elemento centrale nel processo produttivo della cartiera.

Il prezzo del gas e il ruolo del mercato TTF

Secondo i dati riportati dall’azienda, il prezzo del gas sul mercato di Amsterdam, il TTF, ha raggiunto un picco di circa 84 euro per megawattora (MWh), con un aumento del 160% in un anno.

Si tratta di valori superiori rispetto alla media storica europea, indicata tra 16 e 28 euro per MWh, e rispetto a livelli considerati sostenibili intorno ai 30-35 euro per MWh.

Graziosi ha evidenziato come la struttura del mercato possa amplificare le oscillazioni dei prezzi.

Secondo l’amministratore delegato, il TTF è caratterizzato da volumi relativamente ridotti e può risentire rapidamente di movimenti finanziari e tensioni sulle forniture.

Le tensioni internazionali incidono sui costi

Tra i fattori che hanno contribuito alla crescita delle quotazioni vengono indicati anche gli obblighi europei di riempimento degli stoccaggi di gas e la corsa agli acquisti dei Paesi che risultavano più indietro nei livelli di approvvigionamento.

A questo si sono aggiunte le tensioni geopolitiche e i timori legati ai trasporti energetici, ai costi dei noli e alle assicurazioni.

Secondo Graziosi, la combinazione tra rischio geopolitico, competizione internazionale per il GNL e necessità di ricostituire le riserve europee ha aumentato la pressione sul mercato.

La bolletta potrebbe raddoppiare

Per Cartiere di Trevi le conseguenze economiche sono immediate.

L’azienda utilizza il metano sia per produrre energia elettrica attraverso un motore endotermico sia per generare il vapore necessario all’asciugatura della carta tramite una caldaia.

La bolletta energetica di febbraio 2026, pari a circa 500mila euro, potrebbe arrivare a circa un milione di euro nel mese di settembre se i valori medi del TTF dovessero restare sugli attuali livelli.

La difficoltà principale riguarda il fatto che l’azienda lavora su commesse già definite a prezzi concordati.

Il rischio per produzione e riciclo

“Abbiamo gli ordini, abbiamo il lavoro e abbiamo clienti che aspettano il prodotto, ma con questi costi energetici il rischio è che la produzione non sia più sostenibile”, ha spiegato Graziosi.

Secondo l’amministratore delegato, non è possibile interrompere le consegne né aumentare immediatamente i prezzi delle commesse già acquisite.

La situazione riguarda anche il settore del riciclo della carta.

Cartiere di Trevi acquista infatti carta da macero proveniente dalla raccolta differenziata delle municipalizzate, tra cui Valle Umbra Servizi (Vus).

Un eventuale stop delle cartiere avrebbe quindi conseguenze sull’intero sistema della raccolta differenziata, con il rischio di accumulo del materiale nelle piattaforme.

Impatto sui Comuni e sulla raccolta differenziata

Secondo Graziosi, il problema non riguarderebbe soltanto l’azienda e i lavoratori, ma anche la gestione dei rifiuti.

Se le cartiere non fossero in grado di ricevere la carta raccolta, i Comuni potrebbero dover individuare soluzioni alternative, con possibili aumenti dei costi di gestione.

Tra le conseguenze ipotizzate ci sarebbe anche un maggiore ricorso al trasferimento dei materiali fuori territorio o allo smaltimento, con possibili effetti sulla tariffa rifiuti.

La richiesta di misure temporanee

L’Italia ha raggiunto un tasso di riciclo di carta e cartone superiore al 90%, due anni prima rispetto agli obiettivi europei.

Secondo Cartiere di Trevi, però, le aziende che rendono possibile questo processo stanno affrontando costi crescenti, compresi quelli legati allo smaltimento degli scarti di plastica presenti nella raccolta differenziata, che possono superare i 170 euro a tonnellata.

Graziosi chiarisce che la richiesta non riguarda forme di assistenzialismo, ma interventi temporanei per superare lo shock energetico.

Tra le misure indicate figurano strumenti come i crediti d’imposta, con l’obiettivo di sostenere un settore industriale legato anche agli obiettivi di economia circolare.

 

Redazione

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