La morte di un giovane studente a La Spezia, ucciso da un coetaneo, ha acceso il dibattito pubblico sulla violenza tra i minori, e ha spinto la sindaca di Perugia, Vittoria Ferdinandi, a prendere una ferma posizione. Psicologa di formazione e guida di una giunta di centrosinistra, Ferdinandi ha definito l’episodio “drammatico”, sottolineando come simili fatti interpellino profondamente la comunità e le istituzioni.
“La violenza giovanile non è un fenomeno isolato né solo un problema di ordine pubblico”, ha dichiarato Ferdinandi. Secondo la sindaca, simili gesti sono spesso espressione di un disagio emotivo e psichico profondo, che resta inascoltato e non trova spazi di espressione sani. Il richiamo è chiaro: non si può affrontare il problema solo con repressione e allarmismo, ma serve una lettura più ampia che comprenda la dimensione educativa, psicologica e culturale del disagio adolescenziale.
Nel suo intervento, la sindaca ha evidenziato come, quando un giovane compie un atto violento, spesso “parla del suo dolore attraverso la ferita inferta all’altro”. Le radici di questi comportamenti sarebbero da ricercare in una crisi sistemica che coinvolge famiglia, scuola e società, dove emozioni come paura, rabbia e tristezza non trovano luoghi sicuri dove essere elaborate.
Ferdinandi ha inoltre denunciato il ruolo del mondo digitale, in cui la violenza sembra priva di conseguenze reali, contribuendo ad assottigliare il confine tra realtà e virtualità. In questo contesto, il bisogno di essere visti, riconosciuti e ascoltati diventa una spinta che può tradursi in comportamenti estremi, se non canalizzata adeguatamente.
Tuttavia, per la sindaca, comprensione e ascolto da soli non bastano. La prevenzione deve essere educativa e psicologica, ma deve affiancarsi a regole chiare, controlli efficaci e una risposta repressiva credibile. “Ridurre la facile disponibilità di armi e affermare che certi comportamenti hanno conseguenze non è cattivismo”, ha affermato, ma un dovere di tutela nei confronti dei giovani e della collettività.
La proposta educativa di Ferdinandi si fonda su un equilibrio tra cura e legge, ascolto e responsabilità, fermando ogni tentazione di giustificazionismo ma anche ogni approccio esclusivamente punitivo. Scuole, famiglie e istituzioni, ha detto, devono riconquistare il coraggio di parlare, di spiegare e di mettere dei limiti, anche a costo di dire dei “no” chiari.
“La violenza non è mai normale. Non è un linguaggio accettabile”, ha ribadito con forza. E ha concluso con un impegno preciso: riportare al centro parola, ascolto e relazione, insieme a sicurezza e regole, come unica risposta possibile alla fragilità delle nuove generazioni.
Seguici su
Aggiungi perugiatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.