Un uomo di 47 anni, residente a Catanzaro, è stato condannato oggi dal tribunale di Perugia per vilipendio nei confronti del Governo della Repubblica Italiana. La sentenza, pronunciata nel pomeriggio dalla giudice Antonietta Martino, ha riconosciuto l’imputato colpevole per una serie di contenuti pubblicati sul proprio profilo Twitter tra dicembre 2022 e febbraio 2023, rivolti contro la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
La pena inflitta consiste in una multa di 1.800 euro e il pagamento immediato di 10.000 euro di risarcimento danni a favore della premier. L’ulteriore quantificazione del danno economico sarà stabilita in sede civile. Meloni si è costituita parte civile nel procedimento.
Parole violente sui social e indagini della Polizia Postale
Il procedimento giudiziario trae origine da una serie di post e video pubblicati dall’imputato sui social network, in cui si esprimeva in termini gravemente offensivi e minacciosi nei confronti della premier. In particolare, tra i contenuti al centro dell’inchiesta figura una frase in cui si afferma che Giorgia Meloni “va giustiziata”, oltre ad altri insulti di natura irripetibile.
L’attività investigativa è stata condotta dalla Polizia Postale e dalla Digos di Perugia, su impulso della Procura guidata da Raffaele Cantone, che ha ritenuto la condotta dell’uomo meritevole di una condanna penale per vilipendio istituzionale.
Una linea sottile tra critica e reato
Durante la requisitoria, il pubblico ministero Michela Turchetti ha sottolineato come le parole dell’imputato non configurino una legittima critica politica, ma rientrino nel campo del disprezzo e del dileggio, espressioni di una volontà denigratoria inaccettabile nel contesto democratico.
Roberto Ristori, in rappresentanza dell’Avvocatura distrettuale dello Stato e della presidenza del Consiglio, ha ribadito che “non si può parlare di libertà di espressione quando le frasi superano i limiti della decenza”. Ha inoltre evidenziato come il ruolo di Meloni, in quanto prima donna a guidare il governo italiano, renda gli attacchi ancor più gravi sotto il profilo simbolico e sociale.
Un comportamento recidivo e nuove accuse in arrivo
Secondo quanto emerso nel corso del processo, l’uomo non avrebbe interrotto le sue condotte offensive, continuando a pubblicare contenuti simili su YouTube anche dopo l’apertura dell’inchiesta.
Inoltre, è fissata per il 12 febbraio a Perugia un’udienza predibattimentale relativa a nuove accuse di diffamazione e minacce pluriaggravate, che riguardano contenuti pubblicati nell’ottobre 2024. In quell’occasione, oltre alla presidente del Consiglio, sarebbe stata insultata anche la figlia minorenne della premier, aggravando ulteriormente la posizione dell’imputato.
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