Un 53enne è stato ammesso alla messa alla prova nel procedimento che lo vede accusato di aver colpito la figlia di 12 anni in due distinti episodi. All’uomo, difeso dagli avvocati Surace e Melia, sono contestati i reati di abuso dei mezzi di correzione e lesioni aggravate. Il primo fatto sarebbe avvenuto in ambito scolastico, dopo che il padre aveva saputo che la ragazza era stata sorpresa a girare video per TikTok nel bagno della scuola. Il secondo risale al 9 agosto 2024, nei pressi di una fermata dell’autobus a San Sisto. Con l’ammissione al programma, il procedimento resta sospeso per tutta la durata della misura.
Cosa prevede la messa alla prova
La messa alla prova è un istituto che consente all’imputato di evitare il proseguimento del processo attraverso un percorso di reinserimento. Nel caso del 53enne, il programma comprende lo svolgimento di lavori socialmente utili e il versamento di 2.500 euro alla madre della minore, costituita parte civile con l’avvocata Guanciarossa. Fino alla conclusione del percorso il procedimento penale rimane sospeso. In caso di esito positivo, secondo la disciplina generale dell’istituto, il reato viene dichiarato estinto.
Il primo episodio: l’accaduto a scuola
Il primo fatto contestato riguarda quanto sarebbe accaduto all’interno dell’istituto scolastico frequentato dalla ragazza. Dopo aver appreso che la figlia era stata sorpresa a registrare video per TikTok nel bagno della scuola, il padre le avrebbe dato due schiaffi alla nuca. Il gesto sarebbe avvenuto alla presenza del dirigente scolastico e di una docente.
Entrambi i presenti, in una loro descrizione dell’accaduto, avevano definito il comportamento non come un’aggressione, ma come la reazione di un padre mortificato per quanto scoperto sulla figlia.
Il secondo episodio: la fermata dell’autobus a San Sisto
Il secondo episodio contestato risale al 9 agosto 2024 e si sarebbe verificato vicino a una fermata dell’autobus nel quartiere di San Sisto. In quell’occasione la ragazza si sarebbe rifiutata di salire in auto. Il padre, secondo l’accusa, l’avrebbe afferrata per un braccio e per i capelli, colpendola con uno schiaffo e sbattendole la testa contro il palo della pensilina.
È questo secondo fatto, per le modalità descritte, a inquadrarsi nella contestazione delle lesioni aggravate, che si affianca all’ipotesi di abuso dei mezzi di correzione riferita all’insieme degli episodi.
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