L’Umbria chiude il terzo trimestre del 2026 con un saldo positivo di 109 imprese, confermando per il secondo trimestre consecutivo il numero maggiore di iscrizioni rispetto alle cessazioni. Il dato, però, evidenzia anche un rallentamento: il tasso di crescita si ferma allo 0,12%, il valore più basso tra le regioni italiane e nettamente inferiore alla media nazionale dello 0,32%.
È quanto emerge dall’analisi Movimprese di Unioncamere e InfoCamere sui dati dei registri camerali. Tra luglio e settembre sono state 826 le nuove iscrizioni in Umbria, contro 717 cessazioni, al netto delle cancellazioni d’ufficio.
Crescita positiva, ma più lenta
Il risultato estivo arriva dopo il +0,39% registrato nel trimestre primaverile, quando il saldo era stato di 347 imprese. Nell’estate 2025, invece, l’incremento si era fermato allo 0,14%, con 125 imprese in più.
Il confronto con il dato nazionale mostra una dinamica differente. In Italia il tasso di crescita è passato dallo 0,29% dello stesso trimestre del 2025 all’attuale +0,32%, con un saldo complessivo di 18.403 imprese, il risultato trimestrale più elevato dal 2021.
Anche le regioni vicine fanno meglio dell’Umbria: la Toscana cresce dello 0,18% e le Marche dello 0,17%. Nel Centro Italia spicca invece il Lazio, con un +0,51%. Tra le regioni con i risultati migliori figurano Campania (+0,46%) e Lombardia (+0,41%).
Perugia cresce più in valore, Terni più rapidamente
Il saldo resta positivo in entrambe le province umbre, ma con caratteristiche differenti.
A Perugia si registrano 608 iscrizioni e 540 cessazioni, con 68 imprese in più e un tasso di crescita dello 0,10%.
A Terni il saldo è invece di 41 imprese, con una crescita dello 0,19%. Il capoluogo regionale contribuisce quindi maggiormente al risultato complessivo in termini assoluti, mentre Terni presenta una dinamica più vivace rapportata alla consistenza del proprio tessuto imprenditoriale.
Il confronto annuale resta negativo
Il dato trimestrale positivo non basta però a cancellare le difficoltà emerse nell’arco dei dodici mesi.
A settembre 2025 le imprese registrate in Umbria erano 90.440. Un anno dopo risultano 1.147 in meno, con una contrazione dell’1,27%, superiore al calo nazionale dello 0,84%.
La riduzione riguarda entrambe le province: Perugia perde 915 imprese (-1,33%), mentre Terni ne perde 232 (-1,08%).
Imprese attive in calo
Occorre inoltre distinguere tra imprese registrate e imprese effettivamente attive. Al 30 settembre in Umbria risultano 76.954 imprese attive, pari all’86,18% del totale registrato.
Il numero delle attività operative è diminuito di 1.034 unità rispetto a settembre 2025 (-1,33%), con 795 imprese in meno nella provincia di Perugia e 239 in quella di Terni.
Nel solo trimestre estivo, tuttavia, le imprese attive sono aumentate di 120 unità rispetto a giugno. Un segnale positivo sul breve periodo, che non compensa però la contrazione annuale.
Crescono le società di capitali
Un elemento favorevole arriva dalla composizione del sistema produttivo. Le società di capitali umbre sono 26.503, 596 in più rispetto a settembre 2025, con una crescita del 2,30%.
Da giugno l’incremento è stato di 163 unità. Il loro peso sul totale regionale è salito dal 28,65% al 29,68%, anche se resta inferiore alla media italiana del 34,44% e ai valori di Toscana e Marche.
Nello stesso periodo l’Umbria ha perso 1.312 imprese individuali e 333 società di persone.
Artigianato ancora in difficoltà
Resta invece negativo il quadro dell’artigianato. Le imprese artigiane registrate sono 18.924, 441 in meno rispetto a un anno prima, con una flessione del 2,28%, superiore a quella nazionale dell’1,55%.
Tra luglio e settembre le iscrizioni sono state 213 e le cessazioni 221, per un saldo di -8 imprese (-0,04%). A livello nazionale il trimestre ha invece prodotto un saldo positivo di 1.401 unità.
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