Lite tra vicini a Corciano, la famiglia macedone: «Siamo stati aggrediti noi»

Dopo la denuncia dei coniugi peruviani feriti al Girasole, arriva la versione opposta di un 52enne: «Ci siamo solo difesi». L'uomo riferisce di avere due video dell'accaduto

Si contrappongono le ricostruzioni delle due famiglie coinvolte nella violenta lite avvenuta al Girasole, a Corciano, nelle prime ore del mattino, all’uscita di un condominio. Dopo la denuncia di due coniugi di origine peruviana, che hanno riportato fratture con prognosi rispettivamente di 35 e 30 giorni, è arrivata quella di un autista di 52 anni di origine macedone, residente a Corciano. L’uomo, che ha presentato denuncia mercoledì mattina ed è assistito insieme alla famiglia dall’avvocato Antonio Cozza, sostiene che ad aggredire sarebbero stati proprio i vicini peruviani. Una ricostruzione opposta rispetto a quella fornita inizialmente dai due coniugi.

La vicenda riguarda due nuclei familiari residenti nello stesso stabile, tra i quali risulterebbero esserci già stati contrasti sfociati in precedenti querele. Entrambe le parti sostengono di essere state vittime dell’aggressione e attribuiscono ai vicini la responsabilità di quanto accaduto davanti al portone del palazzo.

La famiglia macedone respinge dunque la versione dei coniugi peruviani, che avevano denunciato di essere stati sorpresi e aggrediti dai vicini mentre uscivano dall’edificio.

La denuncia del 52enne: «Avevano mazza da baseball e coltello»

Secondo quanto raccontato dall’autista, l’episodio si sarebbe verificato mentre lui e i familiari stavano lasciando il condominio. Una volta raggiunto l’ingresso dello stabile, si sarebbero trovati davanti i vicini, marito e moglie, che li avrebbero affrontati.

Il 52enne sostiene che i due coniugi fossero armati di una mazza da baseball, di un coltello da cucina e di un bastone. Nel suo racconto compaiono anche i figli della coppia, che avrebbero ripreso la scena con il telefono cellulare e lanciato sassi.

Si tratta di circostanze riferite dall’uomo nella denuncia presentata mercoledì mattina, che delineano una dinamica completamente diversa da quella descritta dalla famiglia peruviana.

Per quest’ultima, infatti, l’aggressione sarebbe stata organizzata dai vicini di origine macedone, che li avrebbero attesi all’uscita del palazzo. Il 52enne sostiene invece di essere stato lui, insieme ai familiari, a subire l’assalto.

Una colluttazione durata circa mezz’ora

Nel racconto dell’autista, la situazione sarebbe degenerata dopo che l’uomo sarebbe stato colpito alla spalla destra. Da quel momento sarebbe nata una colluttazione che, secondo la sua ricostruzione, sarebbe proseguita per circa trenta minuti.

Il 52enne ha sostenuto di essersi «solo difeso», insieme al figlio, durante lo scontro con i vicini.

La durata della colluttazione e le modalità con cui si sarebbe sviluppata fanno parte della versione fornita dalla famiglia macedone, che attribuisce ai coniugi peruviani l’inizio dell’aggressione.

Due video dell’accaduto e l’arrivo dei soccorsi

Tra gli elementi indicati dal 52enne figurano anche due filmati che, secondo quanto sostiene, sarebbero stati registrati sul luogo dell’aggressione.

L’uomo ha dichiarato di essere in possesso delle immagini e ritiene che possano documentare quanto avvenuto davanti al condominio.

In particolare, secondo la sua versione, i video mostrerebbero i vicini ancora con la mazza da baseball e il coltello in mano al momento dell’arrivo dei carabinieri e del personale del 118.

Feriti anche il padre e il figlio della famiglia macedone

La lite ha avuto conseguenze fisiche per i componenti di entrambe le famiglie. I due coniugi peruviani hanno riportato fratture, con prognosi di 35 giorni per uno e 30 per l’altro, come emerso dalla loro precedente denuncia.

Anche il 52enne di origine macedone e suo figlio sono stati costretti a ricorrere alle cure dei sanitari, raggiungendo il pronto soccorso per le ferite riportate durante lo scontro.

Nel caso dell’autista, il referto medico ha evidenziato una ferita superficiale nella zona del collo e dell’orecchio.

L’uomo ha raccontato anche quanto gli sarebbe stato riferito durante la visita medica, riportando le parole della dottoressa che lo aveva assistito. «La dottoressa mi ha detto che se la ferita fosse stata un centimetro più in là mi avrebbe ucciso», ha denunciato il 52enne, riferendosi alla lesione riportata.

Redazione

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