Scuola e disabilità in Umbria, studenti raddoppiati dal 2011: le criticità

Presentati a Palazzo Cesaroni i risultati della ricerca sull'inclusione scolastica promossa dall'associazione Elisa 83. Genitori soddisfatti degli insegnanti di sostegno, ma emergono difficoltà nelle relazioni sociali e nel passaggio dalla scuola alla vita adulta.

In Umbria il numero degli studenti con disabilità è più che raddoppiato dal 2011, mentre restano significative le difficoltà legate all’inclusione sociale e alla costruzione di un percorso di vita dopo la scuola. È quanto emerge dalla ricerca presentata venerdì 16 ottobre 2026 nella sala Brugnoli di Palazzo Cesaroni, a Perugia, durante il convegno “Una scuola per tutti. L’inclusione socio scolastica delle alunne e degli alunni con disabilità in Umbria”. Lo studio, promosso dall’associazione Elisa 83 in collaborazione con l’Osservatorio regionale sulla condizione delle persone con disabilità, ha raccolto le esperienze di famiglie, studenti, insegnanti e operatori per individuare i punti di forza e le criticità del sistema educativo regionale. L’obiettivo è comprendere come migliorare l’inclusione, andando oltre la sola presenza degli alunni con disabilità nelle classi.

I risultati descrivono un quadro articolato: i genitori esprimono generalmente un giudizio positivo sull’esperienza scolastica dei figli, soprattutto per il lavoro degli insegnanti di sostegno, ma segnalano maggiori difficoltà quando la disabilità è più grave, le risorse economiche familiari sono limitate o le relazioni con i compagni risultano problematiche.

Studenti con disabilità più che raddoppiati nelle scuole umbre

Uno dei dati principali della ricerca riguarda la crescita della popolazione scolastica con disabilità.

Dal 2011 al 2026 il numero degli alunni con disabilità presenti nelle scuole umbre è più che raddoppiato, un cambiamento che rende sempre più importante l’organizzazione dei servizi educativi, sociali e sanitari.

Lo studio nasce proprio dall’esigenza, emersa durante i lavori dell’Osservatorio regionale, di approfondire il fenomeno attraverso informazioni che non si limitassero ai dati numerici.

Per valutare la qualità dell’inclusione, i ricercatori hanno scelto di esaminare anche le esperienze quotidiane degli studenti e delle loro famiglie, i rapporti con il personale scolastico e le opportunità di partecipazione alla vita sociale.

Il questionario è stato rivolto ai genitori degli alunni con certificazione ai sensi della legge 104 del 1992, iscritti alle scuole umbre di ogni ordine e grado.

Alla raccolta delle risposte sono state affiancate interviste e discussioni di gruppo con genitori, rappresentanti delle associazioni, dirigenti scolastici, docenti, neuropsichiatri, operatori, ricercatori, studenti ed ex studenti.

Questa impostazione ha permesso di considerare il percorso educativo da diverse prospettive, includendo anche le difficoltà che possono emergere al di fuori delle attività didattiche.

Insegnanti di sostegno apprezzati, ma non tutte le famiglie sono soddisfatte

Dalle risposte raccolte emerge una valutazione complessivamente favorevole dell’esperienza scolastica.

Il lavoro degli insegnanti di sostegno rappresenta uno degli aspetti maggiormente apprezzati dalle famiglie, che riconoscono il ruolo svolto da queste figure nell’accompagnamento degli studenti.

La soddisfazione, tuttavia, non è uniforme e cambia in relazione alle condizioni personali e familiari.

I giudizi diventano meno positivi nei casi caratterizzati da disabilità più gravi, quando la famiglia attraversa difficoltà economiche o quando lo studente incontra ostacoli nella costruzione di rapporti con i compagni.

La ricerca evidenzia quindi che la qualità dell’inclusione non dipende esclusivamente dalla presenza di strumenti di supporto durante le lezioni.

Contano anche il contesto sociale, le condizioni della famiglia e la possibilità di sviluppare relazioni significative con i coetanei.

Un percorso scolastico giudicato soddisfacente sul piano educativo può infatti convivere con difficoltà di partecipazione alla vita collettiva, soprattutto al di fuori dell’ambiente scolastico.

Solitudine e fine della scuola, i problemi più rilevanti

Le criticità più marcate individuate dallo studio riguardano ciò che accade oltre l’orario delle lezioni e dopo la conclusione del percorso scolastico.

Per molti studenti con disabilità, costruire amicizie e mantenere relazioni al di fuori della scuola può risultare complesso. Una difficoltà che interessa anche i genitori, esposti al rischio di isolamento e alla mancanza di reti di sostegno.

Un altro passaggio delicato coincide con la fine degli studi.

La ricerca segnala che numerose famiglie vivono questo momento come un vuoto, soprattutto quando non è stato predisposto un Progetto di vita concreto, capace di collegare il percorso educativo alle opportunità successive.

Il tema riguarda la possibilità di costruire prospettive personali, sociali e lavorative che non si interrompano con l’uscita dal sistema scolastico.

La presidente dell’Osservatorio regionale, Bianca Maria Tagliaferri, ha richiamato la necessità di coinvolgere direttamente le persone con disabilità nella definizione di questi percorsi.

«La persona con disabilità – ha spiegato – non ha solo diritto a un progetto di vita, ma deve parteciparvi ed esprimersi con le proprie aspettative e i propri desideri. La scuola resta centrale, ma si colloca in un orizzonte più ampio».

Tagliaferri ha inoltre ricordato che le esperienze positive dimostrano la possibilità di realizzare percorsi inclusivi, pur riconoscendo le difficoltà ancora presenti.

Proietti: «L’inclusione richiede pari opportunità più ampie»

Il convegno si è aperto con i saluti istituzionali della presidente dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, Sarah Bistocchi, seguiti dagli interventi dei rappresentanti delle istituzioni regionali e locali.

La presidente della Giunta regionale, Stefania Proietti, ha sottolineato che il ruolo inclusivo delle istituzioni educative deve essere accompagnato da una concezione più ampia delle pari opportunità.

«La scuola e l’università – ha affermato – sono, per loro natura, i luoghi in cui includere e accogliere. Ma l’inclusione passa per un concetto di pari opportunità molto più ampio dell’accezione che spesso diamo a questo termine».

La riflessione si collega ai risultati della ricerca, che mostrano come la frequenza scolastica rappresenti soltanto una parte del percorso necessario per garantire una partecipazione effettiva alla vita sociale.

Tra gli interventi istituzionali anche quello dell’assessore regionale Fabio Barcaioli e della consigliera provinciale delegata all’edilizia scolastica Francesca Pasquino.

Edifici accessibili e percorsi personalizzati, il ruolo degli enti locali

La consigliera provinciale Francesca Pasquino ha posto l’attenzione sulle condizioni materiali necessarie a garantire l’inclusione, a partire dall’accessibilità degli edifici scolastici.

«Una scuola è davvero inclusiva – ha detto – quando è capace di accogliere ogni studente, anche attraverso spazi adeguati».

Pasquino ha ricordato l’impegno della Provincia nella cura degli istituti superiori, indicando l’abbattimento delle barriere architettoniche, l’accessibilità e la sicurezza come condizioni indispensabili per rendere effettivo il diritto allo studio.

L’assessora del Comune di Perugia Costanza Spera, intervenuta portando i saluti della sindaca Vittoria Ferdinandi, ha invece insistito sulla necessità di costruire percorsi educativi personalizzati.

«Garantire una scuola accessibile a una persona con disabilità – ha sottolineato – non significa semplicemente assicurarle un banco, ma costruire percorsi personalizzati, tarati sulle sue capacità di apprendimento e sulla sua visione di futuro».

Spera ha richiamato anche la responsabilità condivisa tra istituzioni, famiglie e associazioni, evidenziando che l’inclusione deve proseguire oltre l’orario scolastico.

La costruzione di una rete territoriale viene considerata essenziale per evitare che gli studenti e le loro famiglie rimangano privi di riferimenti nelle attività extrascolastiche.

La ricerca dell’Università di Perugia e della Usl Umbria 1

Lo studio è stato coordinato da Ugo Carlone, docente di Programmazione delle politiche sociali all’Università degli Studi di Perugia.

Al lavoro hanno partecipato Patrizia Cecchetti, dirigente del servizio sociale della Usl Umbria 1, Pierangelo Cenci, funzionario della stessa azienda sanitaria, e le assistenti sociali specialiste Giulia Mandoloni e Lucia Maracaglia.

La presentazione dei risultati è stata affidata a Carlone e Cecchetti, che hanno illustrato il percorso di ricerca e le principali evidenze raccolte.

L’introduzione del convegno ha visto gli interventi di Bianca Maria Tagliaferri, presidente dell’Osservatorio regionale, Giancarlo Cencetti dell’Ufficio scolastico regionale e Adolfo Orsini, presidente dell’associazione Elisa 83.

Il confronto è proseguito con una tavola rotonda dedicata ai diversi ambiti di attività dell’Osservatorio.

Sono intervenuti Riccardo Magni per l’accessibilità universale, Pierangelo Cenci per il Progetto di vita, Rita Coccia per educazione e istruzione e Valeria Meo, in sostituzione di Antonio Francese, per formazione, occupazione e lavoro.

Le conclusioni sono state affidate a Sabrina Boarelli, già dirigente tecnico del Ministero dell’Istruzione e già dirigente dell’Ufficio scolastico regionale dell’Umbria.

A moderare l’incontro è stato Paolo Giovagnoni, responsabile dell’Ufficio stampa dell’Assemblea legislativa.

La ricerca consegna alle istituzioni regionali un quadro delle esperienze e delle difficoltà vissute dalle famiglie umbre, indicando tra le principali questioni da affrontare la continuità dei percorsi di inclusione, la qualità delle relazioni sociali e la costruzione di progetti individuali capaci di accompagnare gli studenti anche dopo la conclusione della scuola.

Redazione

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