Raffaele Sollecito critica Amanda Knox: «La ruota in questura? Una ragazzata»

L'ingegnere informatico ospite di Verissimo parla dello spettacolo teatrale dell'ex fidanzata, del ricordo di Meredith Kercher e delle conseguenze personali della vicenda giudiziaria. Poi rivela di aver scritto ad Alberto Stasi e di non voler costruire una famiglia in Italia.

Raffaele Sollecito torna a parlare di Amanda Knox e dell’omicidio di Meredith Kercher, esprimendo alcune riserve sullo spettacolo teatrale Cartwheel, nel quale l’ex fidanzata richiama la ruota eseguita durante gli interrogatori in questura a Perugia. Le dichiarazioni sono contenute nell’intervista rilasciata a Silvia Toffanin per Verissimo, in onda domenica 18 ottobre 2026, secondo le anticipazioni diffuse da Mediaset. Sollecito, definitivamente assolto insieme a Knox dall’accusa di omicidio, affronta anche le conseguenze che la vicenda giudiziaria ha avuto sulla propria vita, il rapporto con l’ex compagna e la decisione di non voler costruire una famiglia in Italia.

Nel corso della conversazione, l’ingegnere informatico si sofferma inoltre sul caso di Alberto Stasi, condannato per l’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco, al quale racconta di aver inviato una lettera di solidarietà.

Amanda Knox e lo spettacolo Cartwheel, le parole di Sollecito

Uno dei passaggi centrali dell’intervista riguarda il progetto teatrale di Amanda Knox, intitolato Cartwheel, termine inglese che significa ruota.

Il titolo richiama il gesto compiuto dalla giovane americana negli uffici della questura di Perugia durante le prime fasi delle indagini sull’omicidio di Meredith Kercher, la studentessa britannica uccisa nel capoluogo umbro nel novembre 2007.

Interpellato da Silvia Toffanin sul significato dello spettacolo, Sollecito non nasconde il proprio disagio per la scelta dell’ex fidanzata.

«Quel titolo mi arriva un po’ come una provocazione. Mi ha un po’ colpito lo stomaco sapere che lo ha intitolato così, richiamando la ‘ruota’ fatta in questura», afferma nell’intervista.

Per Sollecito, quel comportamento appartiene a una fase particolarmente delicata della vicenda e non dovrebbe essere trasformato in un elemento da rivendicare pubblicamente.

«Quella era stata una ragazzata che in quel contesto si poteva risparmiare, come io portarmi un coltellino a serramanico. Ecco, io non la porterei come una bandiera», aggiunge.

Le parole dell’ingegnere informatico esprimono una valutazione critica sulla scelta di richiamare un episodio delle indagini attraverso il titolo di uno spettacolo.

Sollecito invita inoltre a considerare il punto di vista dei familiari della vittima: «Mi sono chiesto: prova a metterti dalla parte della famiglia di Meredith».

Il ricordo di Meredith Kercher e l’assoluzione definitiva

L’intervista riporta l’attenzione su una delle vicende giudiziarie più seguite degli ultimi decenni.

Meredith Kercher fu uccisa a Perugia il 1° novembre 2007, mentre si trovava in Italia per motivi di studio.

Amanda Knox e Raffaele Sollecito, che all’epoca avevano una relazione sentimentale, finirono coinvolti nelle indagini e affrontarono un lungo percorso giudiziario.

Entrambi sono stati definitivamente assolti dall’accusa di omicidio nel 2015, al termine di un procedimento che ha attraversato diversi gradi di giudizio.

Il riferimento alla ruota eseguita da Knox in questura riguarda proprio le prime fasi dell’inchiesta, quando l’attenzione degli investigatori e dei mezzi di informazione era concentrata sui comportamenti delle persone coinvolte.

Nelle anticipazioni di Verissimo, Sollecito distingue il giudizio su quell’episodio dalla valutazione complessiva della vicenda, riconoscendo anche un proprio comportamento che, a distanza di anni, considera inopportuno.

La riflessione si concentra soprattutto sulla sensibilità necessaria quando si torna pubblicamente su fatti legati a un omicidio e al dolore della famiglia della vittima.

«Mi sento ancora prigioniero di uno stigma»

Oltre al rapporto con Amanda Knox, Sollecito racconta le difficoltà che sostiene di aver incontrato dopo la conclusione del procedimento giudiziario.

Nonostante l’assoluzione definitiva, l’ingegnere informatico afferma di continuare a percepire il peso dell’immagine pubblica associata al suo nome.

«Mi sento ancora prigioniero di uno stigma che mi perseguita e che, di fatto, ha condizionato tante cose nella mia vita», dichiara.

Le sue parole descrivono una distanza tra l’esito giudiziario della vicenda e le conseguenze personali che, secondo il suo racconto, continuano a manifestarsi.

Sollecito sostiene che l’esposizione mediatica e il coinvolgimento in un caso di cronaca così noto abbiano inciso su diversi aspetti della sua esistenza.

L’intervista diventa quindi anche un’occasione per parlare delle difficoltà di ricostruire una quotidianità dopo anni trascorsi al centro dell’attenzione pubblica.

La lettera ad Alberto Stasi e il riferimento al caso Garlasco

Durante la conversazione con Silvia Toffanin, Sollecito affronta anche il caso dell’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco nel 2007.

L’ingegnere informatico rivela di aver scritto una lettera ad Alberto Stasi, condannato in via definitiva per quel delitto, per manifestargli vicinanza.

Sollecito precisa di non voler sovrapporre la propria esperienza giudiziaria a quella di Stasi, ma afferma di riconoscere in quest’ultima una situazione che considera ingiusta.

«Non mi paragono alla sua vicenda, ma all’ingiustizia che c’è dietro. Per me è assolutamente innocente, perché non c’è mai stata una prova contro di lui», sostiene.

Si tratta della posizione personale espressa da Sollecito nell’intervista, non di un accertamento giudiziario.

Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi, e le valutazioni dell’ospite di Verissimo non modificano tale esito processuale.

Il riferimento a Garlasco si inserisce nella riflessione più ampia di Sollecito sul rapporto tra giustizia, opinione pubblica e conseguenze individuali dei procedimenti penali.

Il viaggio a Gubbio con Amanda Knox e l’episodio del passeggino

Tra i ricordi personali affrontati durante l’intervista compare anche un episodio avvenuto a Gubbio, durante un viaggio compiuto alcuni anni fa insieme ad Amanda Knox.

La vicenda era già stata raccontata dalla stessa Knox in una precedente partecipazione a Verissimo.

Mentre Sollecito spingeva il passeggino della figlia di Amanda, un artista di strada lo avrebbe scambiato per il padre della bambina.

La situazione avrebbe provocato un momento di particolare emozione.

«Quando ho risposto che la bambina non era mia ho avuto un sussulto. C’è stato come un fermo immagine, per più di un minuto nessuno ha fiatato», racconta Sollecito.

L’episodio offre lo spunto per tornare sul legame sentimentale che univa i due prima che l’omicidio di Meredith Kercher cambiasse radicalmente le loro vite.

«Ci volevamo molto bene e ci trovavamo bene insieme», ricorda l’ingegnere informatico.

Poi si interroga su come avrebbe potuto svilupparsi la loro relazione in circostanze differenti.

«Cosa sarebbe successo nel concreto senza questa tragedia? È un punto interrogativo che forse non avrà mai risposta», afferma.

Le dichiarazioni restituiscono il ricordo di un rapporto che, secondo Sollecito, non può essere separato dagli eventi giudiziari che hanno segnato entrambi.

Sollecito e la possibilità di diventare padre: «Non voglio una famiglia qui»

Nella parte dell’intervista dedicata al futuro, Silvia Toffanin affronta con Sollecito il tema della paternità e della possibilità di costruire una famiglia.

La risposta dell’ingegnere informatico è netta e riguarda soprattutto il rapporto con il Paese e con le istituzioni.

«Non ho nessuna stima dell’Italia, delle sue istituzioni. Non voglio creare una famiglia qui», dichiara.

Una posizione che Sollecito collega al proprio vissuto e alla sfiducia maturata nei confronti del contesto istituzionale italiano.

Le anticipazioni diffuse da Mediaset non precisano se l’ingegnere informatico abbia già definito progetti concreti di trasferimento all’estero o se le sue parole rappresentino soprattutto una valutazione personale sul futuro.

L’intervista completa sarà trasmessa domenica 18 ottobre a Verissimo, programma condotto da Silvia Toffanin.

L’appuntamento riporterà così al centro dell’attenzione pubblica le parole di uno dei protagonisti della lunga vicenda giudiziaria seguita all’omicidio di Meredith Kercher, tra ricordi personali, riflessioni sul rapporto con Amanda Knox e considerazioni sulle conseguenze che quel periodo continua ad avere sulla sua vita.

Redazione

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