Il caro carburanti continua a pesare sull’Umbria, con il gasolio che in modalità self ha raggiunto un prezzo medio di 2,101 euro al litro e la benzina arrivata a 1,998 euro. A fotografare la situazione sono i dati dell’Osservatorio del ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Il rialzo arriva nell’ultima settimana di applicazione del taglio delle accise e riporta al centro dell’attenzione la possibilità di nuovi interventi. Una soluzione che, tuttavia, non viene considerata automaticamente vantaggiosa per tutte le categorie, a partire dalle imprese dell’autotrasporto.
Perché il taglio delle accise può penalizzare gli autotrasportatori
A spiegare il meccanismo è Carlotta Caponi, imprenditrice umbra e segretario generale della Fai, Federazione italiana autotrasportatori. Le aziende che usufruiscono del gasolio commerciale possono infatti recuperare una parte dell’accisa attraverso il sistema previsto dalla normativa.
Di conseguenza, quando viene ridotta l’accisa ordinaria, diminuisce anche la quota recuperabile dalle imprese del settore. Per gli autotrasportatori diventa quindi necessario compensare l’effetto prodotto dalla riduzione generalizzata.
Caponi ricorda che a maggio sono stati stanziati 300 milioni di euro attraverso crediti d’imposta. Con il decreto-legge del 5 agosto le risorse complessive sono successivamente passate da 322 a 364,1 milioni di euro, mentre il periodo preso come riferimento per i consumi è stato esteso da marzo ad agosto.
Il rischio di uno sconto assorbito dai rincari
La preoccupazione riguarda soprattutto l’evoluzione futura delle quotazioni. Secondo Caponi, qualora il prezzo internazionale del gasolio continuasse a salire, il vantaggio derivante dalla riduzione delle accise potrebbe essere gradualmente annullato dall’aumento del costo del carburante alla fonte.
Per le aziende di trasporto il problema assume un peso particolare perché il consumo di carburante è direttamente collegato all’attività svolta. I mezzi devono percorrere lunghe distanze per effettuare le consegne e il gasolio costituisce quindi una componente essenziale dei costi aziendali.
L’aumento delle spese per il trasporto, inoltre, può riflettersi anche sui prezzi sostenuti dai consumatori. Da qui l’attenzione rivolta ai prossimi mesi e all’andamento dei costi energetici e dei carburanti.
In Umbria oltre 5mila operatori particolarmente esposti
Anche la Cgia di Mestre considera insufficiente il solo intervento sulle accise e richiama la necessità di misure più strutturali per sostenere imprese e famiglie.
Tra le categorie maggiormente esposte vengono indicati i cosiddetti “professionisti della strada”, comprendendo piccoli autotrasportatori, tassisti, conducenti Ncc e agenti di commercio, che percorrono ogni anno migliaia di chilometri per esigenze lavorative.
In Umbria, secondo i dati della Cgia, sono 5.037 gli operatori maggiormente esposti agli aumenti dei prezzi alla pompa.
Quasi 20 milioni di costi aggiuntivi al mese
L’impatto del caro carburanti non si limita alle categorie professionali. La stima elaborata dalla Cgia quantifica per l’Umbria un aggravio complessivo di 19,9 milioni di euro ogni mese a carico di famiglie e imprese.
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