Giustizia minorile, in Umbria “messa alla prova” funziona: quasi sempre estingue il reato

Lo strumento educativo-riparativo supera il 90% di successo e contribuisce all’estinzione di 194 procedimenti nel triennio 2023-2025

La messa alla prova rappresenta il principale strumento educativo-riparativo della giustizia minorile in Umbria, secondo una ricerca condotta dalla Procura generale di Perugia insieme all’Università degli Studi di Perugia. Lo studio ha analizzato 601 sentenze del Tribunale per i minorenni dell’Umbria relative al periodo 2023-2025, evidenziando un aumento significativo del ricorso alla sospensione del procedimento con affidamento ai servizi sociali, passata dal 21,4% al 37,4% degli imputati minorenni. Il dato emerge in un quadro in cui la devianza minorile regionale appare stabile nelle sue caratteristiche principali, con una prevalenza di giovani maschi, un’età media di circa 15 anni e una maggiore concentrazione nei centri urbani di Perugia, Terni e Foligno.

La ricerca è stata realizzata nell’arco di circa un anno dalla Procura generale di Perugia in collaborazione con il Dipartimento di Filosofia e Scienze umane dell’Università degli Studi di Perugia, con il coordinamento della professoressa Claudia Mazzeschi.

È uno studio osservazionale retrospettivo, quantitativo-descrittivo e comparativo, basato sull’analisi documentale di 601 sentenze del tribunale per i minorenni dell’Umbria relative al triennio 2023-2025”, ha spiegato il procuratore generale Sergio Sottani, illustrando l’obiettivo dell’indagine, che punta a descrivere le caratteristiche sociali, territoriali, criminologiche e processuali della devianza minorile nella regione.

Secondo i dati raccolti, la messa alla prova ha assunto un ruolo sempre più centrale nei procedimenti riguardanti gli imputati minorenni. Lo strumento prevede la sospensione del procedimento penale e l’avvio di un percorso con i servizi sociali, finalizzato al recupero del giovane attraverso attività educative, responsabilizzazione e interventi riparativi.

Nel periodo analizzato, il ricorso a questa misura ha registrato una crescita rilevante, raggiungendo il 37,4% dei casi. Il tasso di esito positivo è risultato superiore al 90%, con un impatto significativo sulla conclusione dei procedimenti: in 194 casi il percorso ha portato all’estinzione del reato.

L’analisi restituisce un quadro complessivamente stabile della devianza minorile umbra sotto il profilo strutturale. Gli imputati risultano prevalentemente ragazzi di sesso maschile, in piena adolescenza, con una maggiore presenza nelle aree urbane più popolose della regione.

Tra le tipologie di reato più frequenti emergono i delitti contro il patrimonio e contro la persona, oltre ai reati legati a stupefacenti e armi. Secondo lo studio, il fenomeno presenta caratteristiche legate soprattutto a situazioni specifiche, dinamiche relazionali e comportamenti di gruppo.

Un elemento di attenzione riguarda la presenza di minori con generalità estere, molti dei quali nati in Italia. La ricerca evidenzia come questo aspetto rappresenti una criticità collegata ai temi dell’inclusione sociale e del senso di appartenenza, indicando la necessità di interventi mirati sul territorio.

Il dato più significativo sul piano dell’evoluzione del fenomeno riguarda invece la maggiore complessità dei procedimenti registrata nel biennio 2024-2025. Sono aumentati gli imputati coinvolti in più reati contemporaneamente ed è cresciuto il peso dei casi caratterizzati dal concorso di persone.

Nel 2025, inoltre, si è registrato un incremento della quota di reati con vittime persone fisiche, elemento che secondo gli studiosi segnala una trasformazione delle modalità con cui si manifestano alcune condotte devianti.

Il fenomeno appare quindi come emersione di condotte minorili situazionali, relazionali e gruppali, che richiedono interventi territoriali, educativi e riparativi mirati”, ha sottolineato Sergio Sottani.

Il procuratore generale, nel commentare i risultati della ricerca, ha scelto di non intervenire sulla proposta di legge annunciata dal Governo in materia di giustizia minorile, preferendo affidarsi ai dati emersi dall’analisi condotta con l’ateneo perugino.

Lo studio evidenzia quindi il ruolo centrale degli strumenti alternativi alla risposta esclusivamente punitiva, con la messa alla prova che si conferma un percorso in grado di incidere sulla responsabilizzazione dei minori coinvolti nei procedimenti penali e sulla riduzione della recidiva.

Redazione

Seguici su

Aggiungi perugiatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.

★ Aggiungici
Subscribe
Notificami
0 Commenti

Articoli correlati

Il 19enne era già noto alle forze dell’ordine per la vicenda legata all’omicidio di Hekuran...
Quattro agenti feriti nel carcere di Spoleto dopo un'aggressione. Il SAPPE denuncia l'accaduto e chiede...
carabinieri Deruta
I carabinieri hanno eseguito un’ordinanza cautelare nei confronti di due uomini accusati di aver raggirato...

Altre notizie