Una donna di 30 anni, residente a Perugia, ha raccontato ai carabinieri di aver simulato l’ingestione di decine di pasticche di ibuprofene per indurre il marito a portarla al pronto soccorso. L’uomo, secondo quanto riferito dalla vittima, l’aveva costretta a un rapporto sessuale contro la sua volontà e non avrebbe mai accettato la separazione.
La donna, nella convinzione che facendo credere di poter morire, sarebbe riuscita a farsi visitare da un medico e salvarsi, ha raccontato la menzogna inizialmente anche agli operatori sanitari, che hanno trattato il caso come una presunta intossicazione da farmaci.
La verità emergere e il codice rosa
Solo dopo la spiegazione della donna, il personale sanitario ha compreso la reale situazione. Successivamente, la vittima è stata messa in salvo in una località protetta insieme alla figlioletta. La donna ha raccontato quanto accaduto ai carabinieri, intervenuti in pronto soccorso su richiesta del personale medico. Durante il ricovero al Santa Maria della Misericordia, medici e infermieri hanno attivato l’iter previsto dal codice rosa, garantendo assistenza e tutela.
La storia della vittima e gli episodi di violenza
La 30enne, di origine afghana, viveva a Perugia con un lavoro stabile e una rete sociale consolidata. Negli ultimi tempi, aveva deciso di lasciare il marito a causa di episodi di violenza pregressi, ma lui non accettava la separazione. Per proteggersi, la donna si era temporaneamente rifugiata a casa di un’amica.
L’uomo l’aveva poi invitata a un incontro chiarificatore e la vittima aveva acconsentito, recandosi a casa sua. Preoccupata per il mancato ritorno dell’amica, quest’ultima aveva cercato di richiedere un intervento. Solo la mattina successiva l’accesso in pronto soccorso ha permesso di garantire la sicurezza della donna e della bambina.
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