Perugia, assolto il badante accusato di aver sottratto 17 mila euro a un’anziana

Il tribunale ha assolto un 66enne peruviano dall’accusa di circonvenzione di incapace. La Procura aveva chiesto una condanna a oltre due anni di reclusione per presunti prelievi indebiti effettuati tra aprile e agosto 2023

Tribunale di Perugia

Si è concluso con un’assoluzione il procedimento giudiziario a carico di un badante peruviano di 66 anni, accusato di aver approfittato delle condizioni psicologiche della propria assistita per indurla a effettuare numerosi prelievi di denaro.

Il giudice del tribunale di Perugia, Edoardo Esposito, ha stabilito che l’uomo non ha commesso il fatto contestato, pronunciando una sentenza di assoluzione ai sensi dell’articolo 530, secondo comma, del Codice di procedura penale.

La decisione è arrivata al termine del processo, durante il quale la difesa, rappresentata dall’avvocato Gaetano Figoli, aveva chiesto il proscioglimento dell’imputato. Diversa la posizione della Procura della Repubblica, che aveva invece sollecitato una condanna a due anni e tre mesi di reclusione.

L’accusa di circonvenzione di incapace

Secondo l’ipotesi accusatoria formulata dal pubblico ministero Franco Bettini, il badante avrebbe approfittato dello stato di fragilità della donna assistita per ottenere denaro attraverso una serie di operazioni bancarie.

L’inchiesta riguardava un periodo compreso tra aprile e agosto del 2023, durante il quale sarebbero stati effettuati 17 prelievi di contante per un importo complessivo di circa 17 mila euro.

Per la Procura, l’uomo avrebbe agito attraverso una condotta continuata, inducendo l’anziana a recarsi allo sportello bancomat e a effettuare i prelievi contestati, con l’obiettivo di ottenere un profitto economico ritenuto ingiusto.

I prelievi al centro del procedimento

Le operazioni bancarie finite sotto la lente degli investigatori erano state considerate particolarmente rilevanti sia per il numero sia per l’entità delle somme prelevate.

Secondo l’accusa, gli importi risultavano non proporzionati alle esigenze di vita della donna, anche alla luce della pensione percepita dall’anziana, pari a circa 1.244 euro al mese.

Proprio questo elemento aveva contribuito a sostenere l’ipotesi investigativa della circonvenzione di incapace, reato che punisce chi sfrutta una situazione di vulnerabilità psicologica o mentale per ottenere vantaggi economici o patrimoniali.

La decisione del tribunale

Al termine del dibattimento, il giudice ha però ritenuto che non vi fossero elementi sufficienti per attribuire all’imputato la responsabilità dei fatti contestati.

L’assoluzione per non aver commesso il fatto ha quindi escluso il coinvolgimento diretto del 66enne nelle condotte descritte dall’accusa, chiudendo il procedimento con un esito favorevole all’imputato.

Le motivazioni della sentenza saranno rese note nelle prossime settimane. Il tribunale ha infatti previsto il deposito delle ragioni della decisione entro quindici giorni.

Attesa per le motivazioni

Le motivazioni consentiranno di comprendere nel dettaglio gli elementi che hanno portato il giudice a escludere la responsabilità penale dell’uomo e a discostarsi dalla richiesta di condanna avanzata dalla Procura.

La vicenda resta comunque significativa per la delicatezza delle contestazioni formulate, legate alla tutela delle persone anziane e fragili e alla verifica dell’effettiva sussistenza dei presupposti richiesti dalla legge per configurare il reato di circonvenzione di incapace.

Redazione

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