“Vi faccio diventare famosi nella musica”, ma è solo un truffatore: condannato

Un produttore musicale senza scrupoli ha spillato quasi 15mila euro a due giovani promettendo collaborazioni con star internazionali: il tribunale umbro infligge una pena superiore a quella richiesta dalla procura

Tribunale Perugia

Un 33enne originario di Civitavecchia è stato condannato dal tribunale di Perugia a un anno e otto mesi di reclusione e a una multa di 800 euro per truffa aggravata ai danni di due giovani aspiranti cantanti. La sentenza è stata emessa dal giudice Marino Albani e riguarda fatti avvenuti a Gubbio tra gennaio e novembre del 2021. L’imputato avrebbe sottratto complessivamente 14.830 euro alle vittime, convincendole a investire nel proprio futuro artistico attraverso promesse rivelatesi prive di qualsiasi fondamento. Ne riferisce il Messaggero

La strategia del raggiro: nomi famosi e promesse di successo

Per apparire credibile, l’uomo si era presentato come tecnico e produttore musicale con accesso diretto agli ambienti discografici che contano. A rafforzare questa immagine, aveva citato esplicitamente nomi noti della scena musicale italiana e internazionale — tra cui Ana Mena, Ludwig, Sade, Boro Boro e Fred de Palma — spacciandoli per contatti personali in grado di aprire porte decisive per la carriera dei due giovani.

Non si era fermato qui. Secondo la ricostruzione della Procura, l’imputato aveva anche fatto riferimento a «un produttore famoso a livello internazionale» che avrebbe già iniziato a lavorare sui brani delle vittime dopo essersi «congratulato per il loro talento». Possibili featuring e collaborazioni artistiche erano stati presentati come traguardi a portata di mano, subordinati unicamente all’investimento economico richiesto.

I versamenti tramite Postepay e la promessa di rimborso

Il denaro veniva trasferito attraverso ricariche su una carta Postepay Evolution intestata all’imputato. Le somme, secondo l’accusa, sarebbero state destinate a finanziare produzioni musicali, sessioni di registrazione e attività promozionali utili a «far crescere la loro fama». A rendere la trappola più sofisticata, l’uomo aveva anche garantito la restituzione integrale delle somme nel caso in cui il progetto non fosse andato a buon fine. Rimborso che, stando a quanto sostenuto in aula, non è mai avvenuto.

L’aggravante: vittime giovani e inesperte

La Procura di Perugia ha evidenziato come il meccanismo della truffa abbia deliberatamente fatto leva sulla giovane età e sulla scarsa esperienza delle vittime nel settore musicale. Questo elemento ha contribuito a configurare l’aggravante, incidendo sulla determinazione della pena e concorrendo a qualificare il danno subito come di «rilevante entità». Le azioni contestate rientrano in un unico disegno criminoso realizzato attraverso «artifizi e raggiri» reiterati nel tempo.

Pena più severa del richiesto: la sentenza del giudice Albani

La condanna pronunciata dal giudice Marino Albani ha superato le stesse richieste dell’accusa: la Procura aveva sollecitato una pena di un anno di reclusione, mentre il verdetto ha stabilito un anno e otto mesi, oltre alla multa da 800 euro. L’imputato era assistito dall’avvocato Marco Rondoni. Le due parti civili, rappresentate dall’avvocato Ubaldo Minelli, hanno accolto con soddisfazione l’esito del processo.

Il legale delle persone offese ha dichiarato che i propri assistiti «hanno manifestato soddisfazione perché con la condanna dell’imputato hanno avuto finalmente giustizia», precisando che il danno più profondo non era stato di natura economica, ma legato «ai risvolti negativi di carattere psicologico causati dal fallimento di un progetto in cui gli stessi avevano fortemente creduto».

Redazione

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