In Umbria peggiorano le condizioni delle madri

Il nuovo report "Le Equilibriste" fotografa il peggioramento delle condizioni delle madri italiane: lavoro, demografia e salute sono le dimensioni più critiche

L’Umbria perde tre posizioni nella classifica delle regioni più “mother-friendly” e si attesta al settimo posto nell’undicesimo rapporto di Save The Children “Le Equilibriste – La maternità in Italia 2026”, elaborato in collaborazione con Istat. La regione raggiunge un punteggio complessivo di 103,517, in un contesto nazionale che registra un lieve ma generalizzato peggioramento rispetto agli ultimi due anni. A conquistare il primato nazionale è l’Emilia Romagna, che supera la Provincia Autonoma di Bolzano, mentre la Sicilia si colloca all’ultimo posto della graduatoria.

Il Mothers’ Index regionale — strumento che misura le condizioni delle madri attraverso sette ambiti: demografia, lavoro, rappresentanza, salute, servizi, soddisfazione soggettiva e violenza, con 14 indicatori complessivi — restituisce un quadro articolato e per molti versi preoccupante per l’Italia nel suo complesso. L’indice nazionale scende a 101,460 punti, in calo rispetto al 102,635 del 2024 e al 102,002 del 2023, con un arretramento riconducibile principalmente al deterioramento delle dimensioni della demografia, del lavoro e della salute.

Lavoro: peggioramento in tutte le regioni, Umbria al 14° posto

La dimensione lavoro è quella che registra il deterioramento più netto su scala nazionale. Nel 2025 l’Italia scende a 88,3 punti, con un calo di oltre 11 punti rispetto al 2022 e di quasi 10 punti rispetto all’anno precedente. È la prima volta che si registra un peggioramento simultaneo in tutte le regioni italiane.

L’Umbria perde quattro posizioni e si ferma al 14° posto. I dati regionali evidenziano due tendenze particolarmente significative: la quota di donne occupate in lavori a termine da almeno cinque anni è salita dal 18% al 20,7%, mentre il numero di dimissioni di donne con figli tra zero e tre anni è cresciuto da 5,15 a 7,41 ogni 1.000 donne occupate.

Demografia: l’Umbria perde altre due posizioni

Anche la dimensione demografia segnala un peggioramento diffuso. L’Italia si attesta a 94,857 punti, in calo di oltre cinque punti rispetto al 2022-2023 e di 3,4 punti rispetto all’ultimo anno rilevato. L’Umbria, con un punteggio di 88,0, perde due posizioni e scende dal 16° al 18° posto, confermandosi tra le regioni con le maggiori criticità sotto questo profilo.

Salute: l’Umbria scivola dall’ottavo al terzo posto

La dimensione salute mostra un quadro solo lievemente in peggioramento a livello nazionale: l’Italia raggiunge 101,023 punti nel 2025, contro i 101,739 dell’anno precedente. La principale causa del calo è l’aumento del quoziente di mortalità infantile, passato da 2,52 a 2,61 per 1.000 nati vivi. In vetta alla classifica si conferma la Provincia Autonoma di Bolzano (131,623), grazie a un’offerta di consultori nettamente superiore alla media nazionale.

L’Umbria, con 104,956 punti, scende dal terzo all’ottavo posto. Il dato più critico riguarda l’aumento del quoziente di mortalità infantile nel primo anno di vita, passato da 1,83 a 2,94 ogni 1.000 nati vivi.

Servizi, soddisfazione e rappresentanza: luci e ombre

Sul fronte dei servizi per l’infanzia, l’Italia registra un miglioramento complessivo, attestandosi a 106,543 punti. L’Umbria, con 102,046 punti, si conferma stabilmente alla 15ª posizione, risultato che si ripete per la quarta edizione consecutiva.

Nella dimensione della soddisfazione soggettiva delle donne — che misura la percezione del benessere sul territorio — l’Umbria ottiene uno dei risultati migliori, posizionandosi al quarto posto con 113,260 punti. Al primo posto si colloca la Provincia Autonoma di Bolzano (135,398).

Positivo anche il dato sulla rappresentanza politica femminile a livello locale: l’Italia raggiunge 108,108 punti nel 2025, segnalando una crescente partecipazione delle donne alla vita politica nei territori.

Violenza: l’Umbria perde sei posizioni

La dimensione violenza — che misura la presenza di centri antiviolenza e case rifugio per 100.000 donne — evidenzia una distribuzione fortemente disomogenea tra le regioni italiane. Al primo posto si conferma il Friuli-Venezia Giulia (143,073). L’Umbria, con 109,824 punti, perde ben sei posizioni e scende dal sesto al 12° posto, segnalando una riduzione relativa dell’offerta di strutture di supporto rispetto alle altre regioni.

Redazione

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