Pasqua, la veglia in Cattedrale a Perugia: “Segni del risorto nella vita di ogni giorno”

Il messaggio pasquale dell'arcivescovo di Perugia-Città della Pieve invita i fedeli a ritrovare i segni del Risorto nella quotidianità, dalla famiglia al lavoro, dalla solidarietà alla pace

Don Ivan Maffeis, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, ha proclamato il messaggio pasquale 2026 durante la liturgia della notte di Pasqua, rivolgendosi alla comunità diocesana con un annuncio che intreccia fede, storia e presenza concreta nella società contemporanea. Al centro della riflessione, l’affermazione che la risurrezione di Cristo non è un fatto simbolico o spirituale in senso astratto, ma un evento reale, concreto e storicamente significativo, capace di trasformare lo sguardo sull’esistenza umana.

La risurrezione come fatto storico, non come evasione

Maffeis ha aperto il suo messaggio ribaltando una possibile lettura consolatoria della Pasqua. La risurrezione di Gesù, ha sottolineato l’arcivescovo, non va intesa come rifugio per chi vuole sfuggire ai drammi del presente, né come semplice affermazione della vitalità del messaggio evangelico nel tempo. Si tratta, nelle parole del presule, di «un fatto reale, concreto, storico», davanti al quale persino la massima del Qohelèt — secondo cui non esisterebbe nulla di nuovo sotto il sole — perde ogni consistenza.

A Pasqua, ha affermato Maffeis, «qualcosa di veramente nuovo è avvenuto in un mondo che sembrava governato dalla legge della caducità e della morte». Citando san Paolo, l’arcivescovo ha ricordato che Cristo risorto non muore più e che la morte non ha più potere su di lui: una garanzia che il Padre estende, attraverso il Figlio, a ogni essere umano, compreso il dolore per la perdita dei propri cari.

“Vi precede in Galilea”: il Risorto nella vita di ogni giorno

Il cuore teologico e pastorale del messaggio si concentra sull’annuncio delle donne al sepolcro vuoto: «Non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto e vi precede in Galilea». L’arcivescovo si sofferma in particolare sull’espressione “vi precede”, che interpreta come presenza attiva e anticipatrice del Risorto nella realtà quotidiana.

La Galilea citata nel Vangelo — regione semi-pagana, crocevia di lingue e culture nell’antichità — diventa per Maffeis la metafora del contesto contemporaneo: la famiglia, il lavoro, il tessuto sociale ed ecclesiale. È lì, nella quotidianità, che i credenti sono chiamati a riconoscere i segni concreti del Risorto.

L’arcivescovo individua questi segni in figure ben precise: chi accoglie la vita e si dedica all’educazione dei figli o all’assistenza dei genitori anziani; chi investe con fiducia creando opportunità di lavoro; chi esercita la propria professione con senso di responsabilità; chi compie gesti di condivisione e solidarietà.

Fede pasquale, comunità e dialogo: contro ogni cultura della paura

La fede pasquale, secondo Maffeis, produce effetti concreti sulla vita personale e comunitaria. Libera dalla paura, ma anche dalla superficialità. Genera comunità, fa nascere la Chiesa come assemblea riunita nell’ascolto della Parola e nello spezzare il Pane. Apre al dialogo con ogni persona che cerca la verità e la bellezza. E rende i credenti attenti alla causa della pace, nella consapevolezza della dignità infinita di ogni vita umana.

Su questo punto, Maffeis cita direttamente Papa Leone, riprendendo una riflessione critica sul modello di potere dominante nella storia: «L’immagine dell’uomo, che si ritiene potente quando domina, che vuole vincere uccidendo chi gli è uguale o che si ritiene grande quando viene temuto». A questo modello, l’arcivescovo contrappone la logica evangelica del Risorto, fatta di incontro, rispetto reciproco e consapevolezza di un comune destino condiviso dall’intera umanità.

Il saluto pasquale dell’arcivescovo alla diocesi

Il messaggio si chiude con gli auguri dell’arcivescovo all’intera comunità diocesana, con l’auspicio che ciascuno «possa essere raggiunto da un riflesso di quella pace che lo Spirito del Risorto non si stanca di diffondere nella Chiesa e nel mondo». Un augurio che, nelle intenzioni di Maffeis, supera i confini della comunità credente per abbracciare ogni uomo e ogni donna impegnati nella ricerca di un’esistenza più giusta e più umana.

Redazione

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