Setta criptocristiana di Pietralunga: fermati Alfredo Mangone e Tatiana Ionel

La coppia, al centro di un'inchiesta per associazione a delinquere, nega le accuse, mentre la Procura continua le indagini sulla presunta setta

Alfredo Mangone e Tatiana Ionel, due dei membri principali della presunta setta criptocristiana di Pietralunga, sono stati fermati dalla Procura di Perugia nell’ambito di un’inchiesta per associazione a delinquere finalizzata a truffa, estorsione e violenza sessuale. La coppia, che gestiva l’associazione Conoscenza e Libertà, è stata arrestata nella notte tra sabato e domenica e martedì pomeriggio si è presentata separatamente davanti al giudice per le indagini preliminari, rifiutandosi di rispondere alle domande, avvalendosi della facoltà di non rispondere.

Le accuse e la difesa

Mangone, di origine calabrese, e Ionel, nata in Moldavia, sono accusati di aver sfruttato la vulnerabilità dei membri della loro associazione, manipolando le vittime e costringendole a versamenti ingenti che sarebbero stati utilizzati per acquisti di lusso come auto, gioielli e per ristoranti. I difensori di Mangone e Ionel, Emanuele Fierimonte e Deborah Wahl, hanno respinto tutte le accuse, sostenendo che le denunce siano il risultato di rivalità interne e motivazioni personali, come nel caso di una querela presentata da un ex collaboratore che chiedeva il sequestro dei conti correnti dell’associazione.

Le indagini e la ricostruzione dei fatti

Le indagini sono partite nel dicembre scorso, dopo la denuncia di un padre preoccupato per suo figlio, un giovane che si era unito alla setta dopo aver partecipato a corsi di alchimia. Il ragazzo, una volta diventato seguace di Mangone, si era progressivamente allontanato dalla famiglia e dagli amici. Le forze dell’ordine, con intercettazioni telefoniche, testimonianze e pedinamenti, hanno ricostruito come Mangone e Ionel avessero un ruolo centrale nell’organizzazione della setta, usando titoli come “maestro”, “maestra”, “sciamano” e “guaritore” per attrarre e controllare i membri. Secondo le accuse, la coppia avrebbe anche manipolato i seguaci, minacciando ripercussioni spirituali se avessero abbandonato l’associazione.

Accusa di violenza sessuale

Una delle accuse più gravi riguarda Mangone, che è stato accusato di violenza sessuale ai danni di una delle seguaci. Secondo le indagini, il 56enne avrebbe approfittato della condizione di vulnerabilità della giovane, costringendola a rapporti sessuali, presentati come parte di una purificazione dell’anima. Le testimonianze raccolte da Far West, la trasmissione di Rai Tre, descrivono anche il lavoro forzato dei seguaci nella ristrutturazione del casale di Pietralunga, nonché la produzione di distillati, che secondo alcune testimonianze contenevano sangue e sperma. Mangone ha respinto queste accuse, definendole frutto di invidia e ha giustificato i lavori come attività volontaria in favore dell’associazione.

Il ruolo di altre persone nella setta

Oltre a Mangone e Ionel, sono stati arrestati anche altri due uomini, uno dei quali è stato portato nel carcere di Poggioreale. Un altro indagato non è ancora stato catturato. Due ulteriori persone sono state iscritte nel registro degli indagati, ma sono accusate di un ruolo marginale nell’associazione e procedono a piede libero.

La richiesta di misure afflittive meno pesanti

I legali di Mangone e Ionel hanno chiesto al giudice per le indagini preliminari misure cautelari meno gravi rispetto al carcere, considerando che i loro assistiti non rappresentano un pericolo di fuga. “Respingiamo tutte le accuse, che sono frutto di vendette personali da parte di ex collaboratori allontanati per motivi contrari allo statuto”, hanno dichiarato gli avvocati, contestando le ricostruzioni della Procura. I difensori hanno anche ribadito che qualsiasi relazione avvenuta tra Mangone e la presunta vittima della violenza sessuale sarebbe stata consenziente.

Redazione

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