Cresce in Umbria, e in particolare nel Perugino, il numero delle donne esposte al rischio usura, con condizioni economiche precarie che spingono molte verso forme di indebitamento estremo. A lanciare l’allarme è il Comune di Perugia, che ha diffuso i dati aggiornati del progetto “Sostegno Donna”, promosso dalla Fondazione Prevenzione Usura Umbria con il contributo della Regione Umbria e della Consulta delle fondazioni delle Casse di risparmio umbre.
Su 53 donne risultate beneficiarie del progetto, ben la metà risiede nella cosiddetta Zona sociale 2, che comprende i Comuni di Perugia, Corciano e Torgiano. Un dato che rappresenta più del doppio rispetto agli anni precedenti, quando la percentuale di interventi in questa area non superava il 20%. Il dato è emerso nel 2025, dopo l’avvio di una collaborazione operativa tra la Fondazione e l’assessorato alle politiche sociali del Comune di Perugia, fortemente sostenuta dall’assessora Costanza Spera.
I cinque Uffici di cittadinanza del Comune si sono messi a disposizione per dare visibilità al progetto e partecipare alle audizioni delle donne in difficoltà economica. Ad oggi sono state esaminate 62 richieste, con 53 esiti positivi e un totale di oltre 101mila euro erogati a sostegno delle spese familiari. Tra i requisiti richiesti: un Isee non superiore ai 20mila euro e la presenza di un nucleo familiare a carico.
Nel 24% dei casi, il sostegno è andato a famiglie di cittadine straniere, mentre il 38% delle beneficiarie ha un Isee inferiore ai 5mila euro. Secondo i dati condivisi da Palazzo dei Priori, più della metà delle donne assistite sono madri sole con figli minorenni. La composizione lavorativa delle beneficiarie evidenzia una forte precarietà: il 30% svolge attività di collaboratrice domestica, in parte a tempo indeterminato, il 15% ha una partita Iva, il 20% risulta disoccupato e il resto è impiegato in lavori saltuari o informali.
Gli interventi economici hanno riguardato principalmente affitti arretrati, mutui, bollette scadute, cartelle esattoriali, tariffe scolastiche e libri di testo. Un aiuto concreto, dunque, a chi si trova spesso nell’impossibilità di affrontare le spese essenziali, esposta al rischio concreto di finire vittima dell’usura o dell’esclusione sociale.
«Le risorse non sono erogate a fondo perduto, ma come prestiti con piani di rimborso sostenibili», ha spiegato il presidente della Fondazione Fausto Cardella. I rimborsi, una volta incassati, vengono reinvestiti nello stesso progetto, creando un circolo virtuoso che consente di aiutare nuove beneficiarie. Un modello solidale e sostenibile che sta dando risultati incoraggianti, soprattutto grazie alla sinergia istituzionale tra Fondazione, Regione e Comune.
“I dati raccolti dimostrano che il progetto intercetta soggetti fortemente vulnerabili – sottolinea l’assessora Spera –: in media, le beneficiarie presentano un Isee di circa 7.800 euro, con picchi molto più bassi per quasi la metà di loro. Ben 20 sono donne sole con figli. Siamo di fronte a fragilità economiche gravi, che meritano risposte strutturate”.
Il progetto Sostegno Donna si conferma dunque come uno strumento strategico di contrasto al sovraindebitamento e al rischio usura, con un focus particolare sulle donne, che spesso rappresentano l’unico punto di riferimento economico e affettivo per i propri figli. Il coinvolgimento attivo degli enti locali, unito al contributo delle fondazioni e al monitoraggio dei casi, rafforza una rete di protezione fondamentale per le fasce più deboli della popolazione umbra.
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