Omicidio Cumani: il coltello ritrovato nel Tevere, ora “parlerà” lo smartphone dell’imputato

Caso Cumani, trovato il telefono di Yassin Amri e un coltello nel Tevere: si cerca la prova della colpevolezza. Udienza al Riesame il 18 novembre.

Potrebbe essere il messaggio vocale contenuto nello smartphone di Yassin Amri, ventunenne sospettato dell’omicidio di Hekuran Cumani, la prova decisiva in grado di inchiodarlo alle proprie responsabilità. Gli investigatori ritengono infatti che all’interno del telefono – ritrovato nella giornata di ieri – possa trovarsi una confessione registrata, come riferito da un amico dell’indagato.

Il cellulare è stato rinvenuto lungo il greto del Tevere, nella zona di Ponte San Giovanni, nei pressi del “Pontevecchio”, grazie alla collaborazione tra la polizia e i vigili del fuoco. A segnalare il punto era stato lo stesso Amri durante l’interrogatorio di garanzia. A poca distanza dal telefono, i sommozzatori hanno recuperato anche un coltello a serramanico con lama aperta, lungo circa otto centimetri, che potrebbe essere compatibile con l’arma del delitto.

L’aggressione avvenne il 18 ottobre scorso, nel piazzale dell’università. La vittima, raggiunta al petto da un fendente, morì sul colpo dopo che la lama le avrebbe trafitto il cuore, secondo quanto emerso dalle prime ricostruzioni e testimonianze. L’arma recuperata ora sarà sottoposta a esami tecnico-scientifici disposti dalla procura di Perugia, che vuole verificare la presenza di eventuali tracce di Dna appartenenti a Cumani.

Durante l’interrogatorio, Yassin Amri – attualmente detenuto in carcere – ha ammesso di aver gettato il telefono per paura, indicando con precisione la zona del fiume in cui si trovava. Tuttavia, non ha mai fatto cenno al coltello, alimentando nuovi dubbi sulla sua versione dei fatti. Continua a dichiararsi innocente, mentre la difesa prepara il ricorso contro la misura cautelare.

L’avvocato Vincenzo Bochicchio, legale del giovane, ha già annunciato che la strategia non cambierà nonostante i nuovi ritrovamenti. “Gli elementi raccolti non sono sufficientemente gravi per giustificare la detenzione”, ha dichiarato, anticipando che il ricorso sarà discusso davanti al tribunale del Riesame il prossimo 18 novembre.

L’attenzione ora è tutta concentrata sugli accertamenti digitali sullo smartphone, che potrebbero rivelare contenuti fondamentali, tra cui chat, registrazioni vocali e dati geolocalizzati, in grado di ricostruire la dinamica dell’aggressione. Gli investigatori contano in particolare sul messaggio vocale menzionato da un amico di Amri, che avrebbe confermato l’intenzione del sospettato di confessare l’omicidio attraverso una nota audio.

Intanto, la famiglia di Hekuran Cumani attende risposte. Il giovane, ricordato come uno studente tranquillo e benvoluto, era stato colpito durante quella che, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe stata una lite improvvisa degenerata in tragedia. La comunità universitaria ha espresso cordoglio e richiesta di giustizia, mentre le indagini della procura proseguono nel massimo riserbo.

Redazione

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