Export umbro in crescita: boom negli Usa, moda e agroalimentare trascinano l’export

Nel primo trimestre 2025 le esportazioni umbre verso gli Stati Uniti crescono più della media nazionale, trainate da moda e agroalimentare, ma con nuove sfide all’orizzonte. Squarta: "Accordo con Trump inevitabile, ora Europa cambi rotta"

Le esportazioni dell’Umbria verso il mercato statunitense hanno registrato una forte espansione nel primo trimestre del 2025, segnando un incremento del 5,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Con un fatturato che ha superato i 202 milioni di euro, gli Stati Uniti si confermano il secondo principale mercato di destinazione per i prodotti umbri, assorbendo il 13,6% dell’export regionale, in aumento rispetto all’11,9% dello stesso periodo del 2024.

Secondo un’analisi condotta da Agenzia Umbria Ricerche, curata da Elisabetta Tondini e Mauro Casavecchia, la crescita delle esportazioni verso gli Usa ha rappresentato quasi la metà dell’incremento complessivo dell’export regionale. In termini assoluti, l’incremento verso il mercato americano ha superato perfino quello registrato con la Germania, primo partner commerciale dell’Umbria, il cui incremento si è attestato a 31,5 milioni di euro.

Il comparto della moda ha guidato l’espansione commerciale, con un volume d’affari pari a 72,3 milioni di euro, pari al 35,8% dell’export umbro verso gli Stati Uniti, e un aumento tendenziale del 38,6%. Seguono le macchine e gli apparecchi, con 55,7 milioni di euro, che rappresentano il 27,5% del totale ma segnano una flessione del 14,1% rispetto al primo trimestre 2024.

Al terzo posto per valore esportato si collocano i prodotti alimentari e le bevande, in crescita di circa un terzo rispetto allo scorso anno, con 17,9 milioni di euro, pari all’8,9% del totale. Particolarmente rilevante anche l’aumento degli apparecchi elettrici, che raggiungono 16,6 milioni di euro (l’8,2%), contribuendo con un balzo di 9,4 punti percentuali alla crescita complessiva dell’export verso gli Usa. In controtendenza, invece, il settore dei mezzi di trasporto, che con un valore sotto i 10 milioni di euro (4,9%) ha subito una contrazione del 10,9%.

In totale, i cinque settori principali (moda, macchinari, alimentare, apparecchi elettrici e trasporti) rappresentano oltre l’85% dell’export regionale verso gli Stati Uniti.

Lo studio di AUR segnala che, in un contesto geopolitico in trasformazione, l’accordo sui dazi siglato il 27 luglio tra Stati Uniti e Unione europea ha ridisegnato le dinamiche commerciali per molte imprese umbre. L’intesa ha ridotto o eliminato tariffe su prodotti strategici, aprendo nuovi spazi di competitività per settori come la meccanica di precisione, l’agroalimentare di qualità e la chimica. Tuttavia, permangono incertezze: il comparto vitivinicolo resta escluso da benefici diretti, mentre le aziende metallurgiche continuano a essere penalizzate dai dazi globali su acciaio e alluminio.

A livello politico, l’europarlamentare Marco Squarta (FdI) ha commentato l’accordo, evidenziando come questo abbia evitato un’escalation commerciale. Tuttavia, ha anche sottolineato che i costi dei dazi continuano a gravare sulle imprese italiane, soprattutto su PMI e settori simbolo del Made in Italy, come l’agroalimentare, il tessile, la meccanica e l’automotive.

Squarta ha criticato le politiche ambientali e fiscali dell’Unione europea, definite come “dazi interni nascosti”, e ha invocato un’azione decisa da Bruxelles: compensazioni economiche, semplificazioni normative e deroghe temporanee agli obblighi regolatori per sostenere le filiere in difficoltà. Tra le proposte figurano anche un fondo europeo per il Made in Italy e misure di defiscalizzazione mirate.

Il parlamentare ha inoltre ricordato che nel 2019, durante il governo Conte, l’Italia subì in silenzio l’imposizione dei dazi Usa sull’agroalimentare, sostenendo che oggi è essenziale un approccio più coerente e reattivo a tutela dell’economia nazionale.

Redazione

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