L’Umbria si unisce alla chiamata nazionale di Cgil e Uil, scendendo in piazza oggi per uno sciopero generale che ha attraversato tutto il Paese. Al centro delle rivendicazioni, la sicurezza sul lavoro, una fiscalità più equa e un modello di impresa orientato al benessere delle persone oltre che al profitto. La mobilitazione regionale acquista un significato ancora più profondo alla luce degli ultimi tragici eventi, come la tragedia di Suviana, che hanno riacceso i riflettori sulla “strage quotidiana” degli infortuni e delle morti sul lavoro, un fenomeno nel quale l’Umbria registra dati particolarmente allarmanti.
A Perugia e Terni, centinaia di lavoratori si sono radunati davanti alle prefetture per inviare un messaggio chiaro e forte al Governo, agli imprenditori e alle istituzioni: è il momento di agire concretamente per prevenire ulteriori tragedie. “È ora che si prenda davvero coscienza del fatto che in questo Paese si consuma una strage quotidiana, che non può più essere tollerata”, hanno dichiarato in coro i partecipanti.
A Perugia le delegazioni sono state ricevute dal prefetto Armando Gradone cui hanno consegnato i punti cardine della loro piattaforma. Tra le richieste principali, la necessità di superare il sistema dei subappalti a cascata, il rafforzamento delle attività di vigilanza e prevenzione e il diritto alla formazione continua per i lavoratori. Viene inoltre proposta l’introduzione di una “patente a punti” per le imprese, con l’obiettivo di bloccare le attività di quelle che non rispettano le normative sulla sicurezza.
“Lavoratori dipendenti e pensionati pagano oltre il 90% del gettito Irpef, mentre intere categorie economiche continuano a non pagare fino al 70% delle imposte dovute. L’evasione complessiva continua ad essere pari a 90 miliardi all’anno”, hanno sottolineato Maria Rita Paggio e Maurizio Molinari, segretari generali di Cgil e Uil dell’Umbria, a Perugia e Terni rispettivamente.
“Siamo in piazza davanti alle prefetture – ha aggiunto – per uno sciopero generale programmato prima dell’ultima tragedia e siamo qui perché la sicurezza sul lavoro deve diventare la questione e deve essere un impegno collettivo della comunità oltre che del sistema delle imprese che devono investire in questo ambito. Anche il rinnovo del codice degli appalti ha contribuito a peggiorare le condizioni perché quelli a cascata sono un elemento chiave di insicurezza. Ma c’è un tema più grande che è quello dei controlli perché non ci sono investimenti a sufficienza per avere personale a disposizione delle Usl e degli ispettorati sul lavoro. Serve formazione e che vengano premiate le imprese che investono in sicurezza”.
I primi dati sull’adesione allo sciopero indicano un forte segnale di mobilitazione, con percentuali che variano dal 60 al 70% nei settori chiave del manifatturiero, raggiungendo in alcuni casi picchi del 90%.
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