Un uomo è stato condannato dalla Corte d’appello per atti persecutori nei confronti della sua ex compagna. La prova decisiva che ha portato alla condanna è stata fornita dai messaggi inviati tramite Whatsapp, in particolare uno in cui l’imputato criticava il modo di vestire della donna, chiedendole se non provasse vergogna per quell’abbigliamento.
La Corte ha stabilito che l’azione dell’imputato, caratterizzata da comportamenti assillanti e molesti condotti in un breve lasso temporale, ha causato alla vittima uno stato continuo di ansia e paura, inducendola a temere per la propria incolumità e a modificare le sue abitudini quotidiane. Gli atti di stalking comprendevano l’invio frequente di messaggi alla ex compagna e il pedinamento in diverse occasioni, nonostante i ripetuti rifiuti della donna a riprendere la relazione.
Gli screenshot delle chat WhatsApp tra l’imputato e la vittima sono stati considerati particolarmente incriminanti. Dalla loro lettura è emerso che l’uomo era solito seguire la donna, conoscendo dettagli precisi sui suoi vestiti, movimenti e luogo di residenza. Questi comportamenti hanno costretto la vittima a cambiare le proprie abitudini, come ad esempio non andare più da sola a prendere le figlie a scuola, a causa dell’ansia e della paura generate.
Seguici su
Aggiungi perugiatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.