5G a Monte Bagnolo: la verità dietro la sentenza del Tar e il futuro delle antenne a Perugia

Scopriamo perché il ricorso dei residenti è stato respinto e cosa prevede il Comune per affrontare le preoccupazioni legate al 5G

Antenna Monte Bagnolo

La particella di terreno destinata alla costruzione della grande antenna telefonica a Monte Bagnolo, Perugia, non può essere tecnicamente definita come bosco. Questa precisazione è emersa come uno degli aspetti centrali della sentenza del Tar dell’Umbria, che ha respinto il ricorso presentato da un gruppo di circa venti residenti della zona.

Il progetto prevede l’installazione di un’antenna di circa 30 metri di altezza, promossa da Inwit e destinata all’operatore telefonico Tim. Tale iniziativa ha scatenato una forte opposizione da parte della comunità locale, che si è organizzata nel comitato «Stop 5G Monte Bagnolo» e ha lanciato una petizione su Change.org per fermare il progetto.

Le contestazioni del ricorso: punti critici

I residenti, rappresentati dagli avvocati Elio Errichiello e Marta Strazzullo, hanno sollevato diverse questioni giuridiche e ambientali nel ricorso:

  • Vincolo paesaggistico: sostengono che l’area rientrerebbe in una zona boscata soggetta a tutela e che l’autorizzazione paesaggistica sarebbe necessaria.
  • Piano regolatore: evidenziano che il progetto violerebbe le norme che vietano installazioni nella fascia di rispetto panoramica e dei crinali.
  • Disponibilità del terreno: contestano la validità della Conferenza di servizi per la presunta mancanza di prova di disponibilità del suolo da parte del proponente.
  • Parere negativo di Enac: sottolineano che inizialmente questo parere aveva bloccato l’iter.
  • Tutela della salute: denunciano la violazione dell’articolo 32 della Costituzione e del principio di precauzione, lamentando l’assenza di considerazione per la presenza di minori nella zona.

La sentenza del Tar: i motivi del rigetto

I giudici del Tar, dopo un’attenta analisi, hanno ritenuto infondate le contestazioni:

  • L’area non è un bosco: sulla base di accertamenti condotti da un esperto di Economia agraria, il terreno non presenta una densità sufficiente di alberi e arbusti per essere classificato come bosco.
  • Conformità al Piano regolatore: il sito scelto non ricade nella fascia tutelata dei crinali.
  • Legittimità della Conferenza di servizi: la conferenza è stata ritenuta valida, con l’esito condizionato al parere Enac, che è stato successivamente ottenuto.
  • Tutela della salute: la normativa nazionale sui limiti di esposizione ai campi elettromagnetici è stata giudicata adeguata a garantire la sicurezza della popolazione.

L’incontro pubblico: dialogo con i cittadini

In risposta alle preoccupazioni sollevate dalla comunità, il Comune di Perugia ha organizzato un incontro divulgativo per il 14 gennaio, alle ore 18, presso la Sala dei Notari. Durante l’evento, esperti e rappresentanti istituzionali affronteranno i principali dubbi sul sistema 5G, le attività di monitoraggio dell’Arpa e il ruolo del Comune nella gestione del progetto.

Tra i partecipanti figurano:

  • Vittoria Ferdinandi, sindaca di Perugia;
  • David Grohmann, assessore all’Ambiente;
  • Francesco Longhi, direttore di Arpa Umbria Sud;
  • Stefano Ortica, esperto del Servizio agenti fisici di Arpa.

“Questo è solo il primo di una serie di appuntamenti”, ha dichiarato l’assessore Grohmann, sottolineando l’importanza di mantenere un dialogo costante con i cittadini per affrontare temi così rilevanti per il territorio.

Una sentenza che fa discutere

La decisione del Tar rappresenta una tappa significativa nel dibattito sull’espansione del 5G a Perugia. Mentre il progetto va avanti, restano vive le preoccupazioni della comunità locale, evidenziando la necessità di un confronto trasparente e costruttivo tra istituzioni, aziende e cittadini.

Redazione

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