Prosciugato il Menotre, a processo il gestore della centralina Seprim

Accusato di aver interrotto il deflusso minimo vitale, l'imprenditore rischia l’arresto e una multa da 50mila euro

È partita da una segnalazione dei cittadini di Serrone, nel comune di Foligno, l’indagine sul prosciugamento di un tratto di circa 500 metri del fiume Menotre, avvenuto nella primavera del 2023. L’esposto è stato presentato in procura a Spoleto e ha dato avvio a una serie di accertamenti condotti dai carabinieri forestali. Al centro dell’inchiesta, la centrale idroelettrica della società Seprim, che utilizza le acque del Menotre in virtù di una concessione trentennale rilasciata dalla Regione Umbria.

Le indagini hanno evidenziato irregolarità nel prelievo delle acque da parte della Seprim, che avrebbero portato alla completa interruzione del flusso per un periodo stimato di circa 18 ore. Un evento che, secondo gli inquirenti, ha determinato un grave danno ambientale in un’area riconosciuta come paesaggisticamente protetta. L’imprenditore Giuseppe Santini, titolare della centrale, è stato rinviato a giudizio e dovrà rispondere davanti al tribunale di Spoleto dei reati di distruzione e deturpamento di bellezze naturali, con una sanzione che può arrivare fino a 6.197 euro.

Ma non è l’unica contestazione mossa nei suoi confronti. L’accusa ha rilevato anche la realizzazione abusiva di alcune strutture in prossimità dell’impianto, eseguite senza le autorizzazioni previste dal Testo Unico dell’Edilizia. Per questo capo d’imputazione, Santini rischia una pena detentiva fino a due anni e una multa superiore a 50mila euro.

Secondo la procura, non sarebbe stato rispettato il deflusso minimo vitale di 135 litri al secondo, obbligatorio secondo i termini della concessione. La mancata immissione di questa quantità d’acqua nell’alveo avrebbe compromesso in modo significativo l’equilibrio floro-faunistico della zona.

Durante l’udienza, si sono costituite parte civile il Ministero dell’Ambiente e Legambiente Foligno, rappresentata in aula dall’avvocato Alessio Fiacco. Entrambi gli enti hanno manifestato l’intenzione di difendere il corso d’acqua e promuovere la tutela del paesaggio, evidenziando il ruolo fondamentale del Menotre per l’ecosistema e il patrimonio naturale locale.

La linea difensiva dell’imputato è però nettamente opposta. L’avvocato Francesco Falcinelli, che rappresenta Santini, ha sostenuto che il prosciugamento sarebbe stato causato da un evento accidentale: un tronco avrebbe ostruito la paratia che consente la restituzione dell’acqua al fiume dopo il passaggio nella centrale. Secondo questa versione, dunque, non ci sarebbe stata alcuna intenzionalità né negligenza da parte dell’azienda.

Il procedimento è ancora alle fasi iniziali, ma si preannuncia complesso e destinato ad attirare l’attenzione pubblica, soprattutto per le implicazioni ambientali che coinvolgono non solo la comunità locale, ma anche l’interesse nazionale nella protezione delle risorse idriche.

Redazione

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