Logistica in Umbria, oltre mille posti di lavoro a rischio: l’allarme della Cgil

Il caro carburante e l'aumento dei costi mettono in difficoltà le aziende delle consegne e del trasporto merci. La Filt Cgil chiede interventi al Governo e interviene anche sul futuro dell'aeroporto di Perugia e dell'alta velocità.

Oltre mille lavoratori della logistica e delle consegne in Umbria temono di perdere il posto di lavoro a causa dell’aumento dei costi che sta mettendo in difficoltà le imprese del settore. A lanciare l’allarme è Ciro Zeno, segretario generale della Filt Cgil Umbria, durante una conferenza stampa dedicata alle criticità del trasporto merci e delle infrastrutture regionali. Il sindacato chiede un intervento del Governo per sostenere le aziende colpite dal caro carburante, dall’aumento delle spese energetiche e assicurative, sul modello delle misure già adottate per il comparto agricolo. All’incontro sono intervenuti anche Stefano Maiarelli, segretario regionale della Filt Cgil, e Sandro Gentili, coordinatore merci e logistica. Al centro del confronto anche il futuro dell’aeroporto San Francesco d’Assisi e il progetto della fermata dell’alta velocità a Creti.

Consegne e trasporto merci, le imprese umbre in difficoltà

La situazione più delicata riguarda le aziende che si occupano della distribuzione delle merci e delle consegne a domicilio, un settore nel quale il costo degli spostamenti incide direttamente sulla sostenibilità economica dell’attività.

Secondo la Filt Cgil, l’aumento del prezzo del gasolio sta mettendo sotto pressione soprattutto le imprese che operano nei territori meno densamente popolati, dove ogni consegna richiede spesso percorrenze superiori rispetto ai grandi centri urbani.

«Le aziende della logistica, della consegna porta a porta, sono in serie difficoltà», ha dichiarato Zeno, descrivendo una situazione che coinvolge numerosi operatori del comparto.

Il segretario sindacale ha richiamato in particolare il prezzo del carburante, indicato tra i principali fattori di crisi.

«Non riescono a mettere la nafta a due euro e trenta, due euro e quaranta: non regge il sistema», ha spiegato, facendo riferimento ai costi che le aziende devono sostenere per mantenere operativi i propri mezzi.

A questi si aggiungono le spese per l’energia e le assicurazioni, che contribuiscono ad aumentare i costi di gestione delle imprese.

Le consegne online e il problema delle distanze in Umbria

Uno degli aspetti evidenziati dal sindacato riguarda le caratteristiche territoriali dell’Umbria, che rendono più onerosa la distribuzione dei pacchi rispetto alle aree metropolitane.

Nelle grandi città, infatti, un corriere può effettuare numerose consegne percorrendo distanze relativamente brevi. Nei centri più piccoli e nelle zone periferiche umbre, invece, gli autisti devono spesso spostarsi per diversi chilometri per raggiungere un singolo destinatario.

«Non siamo in una grande città dove un vettore porta a porta consegna dieci pacchi in mezzo chilometro. In Umbria i mezzi debbono percorrere anche svariati chilometri per qualcosa che noi abbiamo scelto online», ha osservato Zeno.

Il problema, secondo la Filt Cgil, riguarda quindi anche il modello economico delle consegne legate al commercio elettronico, nel quale i costi del trasporto rischiano di superare i margini disponibili per le aziende.

La conseguenza denunciata dal sindacato è un aumento delle difficoltà finanziarie, con possibili ripercussioni sulla continuità delle attività e sull’occupazione.

Zeno ha parlato di imprese che stanno fallendo, richiamando l’attenzione sulla necessità di intervenire prima che la crisi coinvolga un numero maggiore di lavoratori.

Trasporto merci, preoccupazione per gli approvvigionamenti

Le difficoltà non riguardano soltanto i corrieri impegnati nelle consegne a domicilio. La Filt Cgil segnala problemi anche nel trasporto merci su lunga percorrenza, con una riduzione dei passaggi dei grandi mezzi pesanti.

Secondo quanto riferito da Zeno, alcuni vettori provenienti dall’estero o da altre aree del Paese avrebbero ridotto i transiti, con possibili conseguenze per la disponibilità delle materie prime destinate alle imprese.

«Per non parlare poi del settore merci: i grandi camion, i grandi vettori che vengono dall’estero o anche da fuori non stanno più transitando, o transitano molto meno, e stanno mettendo in difficoltà l’approvvigionamento di materie prime», ha dichiarato.

Il sindacato teme che la contrazione dei trasporti possa avere effetti anche sulle attività produttive che dipendono dalla regolarità delle forniture.

Da qui la richiesta di misure economiche a sostegno delle aziende della logistica, analoghe agli interventi adottati in altri comparti particolarmente esposti all’aumento dei costi.

«C’è bisogno di un intervento serio del governo centrale a supporto delle Regioni e delle aziende di questo settore», ha sottolineato il segretario generale della Filt Cgil Umbria.

Aeroporto di Perugia, la Cgil chiede attenzione alla tenuta dello scalo

Durante la conferenza stampa è stato affrontato anche il futuro dell’aeroporto internazionale dell’Umbria San Francesco d’Assisi, con particolare riferimento ai rapporti tra lo scalo, le compagnie aeree e le istituzioni.

Per la Filt Cgil, il confronto dovrebbe concentrarsi sulla sostenibilità dell’aeroporto e sulle sue ricadute economiche e occupazionali, senza ridursi a una contrapposizione tra territori.

«A noi interessa la salute dell’aeroporto San Francesco di Perugia. Non è una questione di Rimini o Perugia, dell’hub di Ryanair o quant’altro», ha precisato Zeno.

Il sindacalista ha espresso preoccupazione anche per il peso che le strategie commerciali delle compagnie aeree possono avere sulle scelte finanziarie delle amministrazioni pubbliche.

«Il problema sono queste società che tengono per la giacca i grandi aeroporti. Non può un’azienda che fa trasporto aereo entrare nelle dinamiche delle finanze di una Regione. Non è questo il metodo».

La posizione del sindacato richiama dunque la necessità di salvaguardare l’operatività dello scalo umbro, valutando gli accordi con i vettori anche in relazione agli interessi del territorio.

Alta velocità, la Filt Cgil boccia Creti e preferisce Chiusi

L’altro tema infrastrutturale affrontato dalla Filt Cgil riguarda il collegamento ferroviario dell’Umbria con la rete nazionale dell’alta velocità.

Il sindacato ha ribadito la propria contrarietà alla realizzazione della fermata a Creti, soluzione sulla quale si è sviluppato il confronto relativo al futuro accesso dell’Umbria ai treni veloci.

La posizione espressa dalla Filt Cgil resta favorevole a Chiusi, ritenuta una scelta preferibile rispetto all’ipotesi Creti.

Il tema si inserisce nel più ampio dibattito sui collegamenti ferroviari della regione e sull’accessibilità della rete dell’alta velocità per i cittadini umbri.

La conferenza stampa ha quindi riunito tre questioni che il sindacato considera prioritarie: la tutela degli oltre mille lavoratori della logistica indicati come a rischio, la sostenibilità dell’aeroporto di Perugia e la scelta della fermata ferroviaria per l’alta velocità.

Redazione

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