Negato ingresso in discoteca a disabile perugino: “Non idoneo alla serata”

Un 31enne con lieve disabilità cognitiva escluso da un locale di via Appia Antica: il caso denunciato dal consigliere comunale Federico Phellas

Un episodio di discriminazione ha colpito un gruppo di quattordici amici perugini giunti a Roma per festeggiare un addio al celibato, culminato nel respingimento di uno di loro, un ragazzo di 31 anni con una lieve disabilità cognitiva, all’ingresso di una discoteca situata in via Appia Antica. Il fatto risale a sabato 18 luglio ed è diventato di dominio pubblico grazie al racconto fornito da Federico Phellas, consigliere comunale del Pd, che ha riferito la vicenda per conto del gruppo di giovani umbri e ne ha informato anche l’assessore alle Politiche sociali e alla Salute di Roma Capitale, Barbara Funari. Il gruppo si trovava nella Capitale per una serata di festa, ma quello che dobeva essere un momento di spensieratezza si è trasformato in un episodio che gli amici stessi definiscono di grave discriminazione.

La comitiva, composta da quattordici persone, si era presentata all’ingresso del locale poco dopo l’una di notte. Come spesso accade per evitare il respingimento di gruppi numerosi composti prevalentemente da uomini, gli amici avevano deciso di dividersi in due gruppi per accedere separatamente. Proprio il secondo gruppo, formato da cinque persone e nel quale era presente il ragazzo con disabilità, è stato fermato all’ingresso. Dopo alcune spiegazioni giudicate dagli amici vaghe e contraddittorie, sarebbe emersa quella che gli stessi ragazzi descrivono come la reale motivazione del diniego: il giovane sarebbe stato considerato “non idoneo” alla serata, un giudizio legato esclusivamente alla sua condizione, dal momento che, secondo quanto riferito dal gruppo, il ragazzo non aveva tenuto alcun comportamento inappropriato, non era in stato di alterazione e non aveva arrecato disturbo a nessuno.

Il racconto degli amici restituisce tutta l’amarezza del momento: «Non dimenticheremo mai il suo sguardo quando ha capito di essere stato escluso. In pochi secondi è stato privato del diritto di vivere una serata insieme ai propri amici e fatto sentire fuori posto. È un episodio che ci ha profondamente feriti e che riteniamo incompatibile con i principi di una società civile». Una volta compreso l’accaduto, anche gli altri componenti del gruppo hanno deciso di lasciare il locale romano in solidarietà con l’amico escluso, chiudendo così una giornata che si era aperta all’insegna del divertimento, tra rafting sul fiume Nera e un bagno a Fregene, seguiti da una cena e dall’idea, poi naufragata, di concludere la serata in discoteca.

Nel racconto pubblico della vicenda, i quattordici perugini tengono a precisare come nessuno intenda mettere in discussione il diritto di un esercizio privato di organizzare e gestire i propri eventi secondo criteri autonomi. Tuttavia, sottolineano come, quando un evento risulti di fatto aperto al pubblico, l’esclusione di una persona motivata unicamente dalla propria disabilità costituisca una discriminazione che non colpisce soltanto chi la subisce direttamente, ma l’intera comunità. L’auspicio espresso dal gruppo è che l’episodio possa aprire una riflessione seria sul tema dell’inclusione nei luoghi del divertimento, un principio che, ribadiscono, non può limitarsi a essere richiamato nelle campagne di sensibilizzazione, ma deve tradursi in comportamenti concreti capaci di garantire a tutti le stesse opportunità di partecipazione alla vita sociale.

Redazione

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