In Umbria cresce l’occupazione femminile, ma restano profonde differenze nella qualità del lavoro, nelle retribuzioni, nelle possibilità di carriera e nella distribuzione delle responsabilità familiari. È quanto emerge dalla ricerca “Le asimmetrie di genere nella società umbra. Donne e lavoro, un percorso ancora incompiuto”, presentata nella Sala Fiume di Palazzo Donini a Perugia. Lo studio, realizzato dalla consigliera di parità della Regione Umbria insieme all’Agenzia Umbria Ricerche (AUR), analizza la condizione delle donne nel mercato del lavoro, nell’imprenditoria e nei ruoli decisionali.
La pubblicazione evidenzia un quadro caratterizzato da alcuni segnali positivi, ma anche dalla permanenza di disuguaglianze di genere che incidono sull’autonomia economica e sulla partecipazione delle donne alla vita sociale e istituzionale. Alla presentazione hanno partecipato l’assessora regionale alle Pari opportunità Simona Meloni, la presidente dell’Assemblea legislativa regionale Sarah Bistocchi, la consigliera di parità Rosita Garzi e l’amministratore unico dell’AUR Marco Damiani. Il lavoro è stato illustrato dalle autrici Enza Galluzzo, Monica Raichini ed Elisabetta Tondini.
Secondo i dati contenuti nel rapporto, nel 2025 le donne occupate in Umbria sono salite a 172.300, con un aumento di 3.100 unità rispetto all’anno precedente. Il tasso di occupazione femminile ha raggiunto il 63 per cento, confermando una crescita della presenza delle donne nel mercato del lavoro regionale. Tuttavia, il quadro resta segnato da elementi di criticità: le donne rappresentano ancora il 57,4 per cento delle persone disoccupate e continuano a essere maggiormente coinvolte in forme di lavoro part-time o discontinue.
Tra gli aspetti più rilevanti analizzati dalla ricerca emerge il divario retributivo. Nel 2024 il reddito medio annuo da lavoro delle donne umbre è stato pari a 20.721 euro, contro i 27.141 euro degli uomini, evidenziando una differenza economica che si riflette anche sulle opportunità di indipendenza personale e familiare.
“Il rapporto evidenzia i progressi compiuti, ma anche quanto sia ancora lunga la strada verso una parità effettiva – ha dichiarato l’assessora Simona Meloni. Non dovrebbe essere necessaria una legge per assicurare la presenza delle donne nelle istituzioni e nei luoghi decisionali. Il fatto che questi strumenti siano ancora indispensabili dimostra che il cambiamento culturale non è stato completato”.
L’assessora ha posto particolare attenzione al tema dell’autonomia economica femminile, considerata un elemento fondamentale per la libertà individuale e per la possibilità di uscire da situazioni di violenza o dipendenza. “Il lavoro consente alle donne di costruire il proprio progetto di vita e di scegliere liberamente – ha sottolineato. Una donna senza indipendenza economica incontra maggiori difficoltà nel lasciare una situazione di violenza, trovare una casa e garantire sicurezza a sé stessa e ai propri figli”.
Nel corso della presentazione è stato evidenziato anche il ruolo delle donne umbre in settori come turismo, artigianato, agricoltura e servizi. La pandemia, secondo quanto emerso, ha però mostrato la fragilità di alcuni equilibri, portando molte lavoratrici a dover scegliere tra occupazione e responsabilità familiari.
“Il part-time e il lavoro discontinuo continuano a riguardare soprattutto le donne – ha aggiunto Meloni. Occorre redistribuire i carichi di cura e costruire politiche integrate tra lavoro, welfare, istruzione, famiglia e formazione”.
Sul tema è intervenuta anche la presidente dell’Assemblea legislativa Sarah Bistocchi, che ha richiamato il valore dell’articolo 3 della Costituzione, sottolineando la necessità di rimuovere gli ostacoli che impediscono una piena partecipazione femminile. “Molti diritti sono stati conquistati, ma molta strada resta da percorrere – ha affermato”.
Bistocchi ha evidenziato come, nonostante una presenza significativa delle donne nelle istituzioni umbre, restino difficoltà nell’accesso ai ruoli dirigenziali e manageriali e permangano discriminazioni nel mondo del lavoro. “La piena uguaglianza è il presupposto di una società più giusta e democratica”, ha aggiunto.
La consigliera di parità Rosita Garzi ha sottolineato che le asimmetrie di genere richiedono un approccio complessivo: “Non possono essere affrontate con una sola politica settoriale. Occorre unire pari opportunità, lavoro, natalità, carichi di cura, organizzazione dei tempi, politiche sociali, imprese e sistema formativo”.
Secondo Garzi, i dati della ricerca dovranno diventare uno strumento concreto di confronto per istituzioni, imprese, associazioni e scuole, contribuendo a superare stereotipi ancora presenti nella società.
L’amministratore unico dell’AUR Marco Damiani ha spiegato che questa nuova edizione punta a rafforzare il monitoraggio attraverso una serie storica aggiornata. “Studiare la condizione femminile non significa occuparsi soltanto delle donne, ma misurare il grado di apertura, inclusività ed efficienza dell’intera società”, ha concluso.
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