Blitz antidroga a Capanne: arrestato il padre di un detenuto con 70 grammi di droga

Un pensionato e altre due persone coinvolte in un’operazione antidroga che ha interessato il carcere di Perugia Capanne, con sequestro di cocaina, hashish e marijuana

Martedì scorso, il padre di un detenuto è stato arrestato all’interno del reparto colloqui del carcere di Capanne a Perugia. L’uomo, un pensionato di 74 anni, è stato trovato in possesso di 70 grammi di droga, tra cocaina, hashish e marijuana, che avrebbe tentato di gettare nel cestino della sala d’attesa dei familiari. Gli agenti della polizia penitenziaria hanno immediatamente recuperato il pacchetto, bloccando il tentativo di occultamento.

L’operazione rientra in un più ampio blitz antidroga che ha visto anche la denuncia a piede libero di altri due soggetti, legati sentimentalmente a detenuti di Capanne, trovati con modici quantitativi di stupefacenti. Le perquisizioni sono state effettuate anche con il supporto di un’unità cinofila, come ha reso noto il segretario regionale del Sappe, Fabrizio Bonino.

Interventi e denunce

Oltre al 74enne, è stata denunciata una donna di 57 anni, italiana, che ha tentato di ingerire la droga durante il controllo, fermata tempestivamente dagli agenti. Tra gli altri coinvolti anche un 62enne, compagno di una detenuta, sottoposto a perquisizione personale e dell’auto.

L’operazione evidenzia il crescente fenomeno dell’introduzione di sostanze stupefacenti nelle carceri umbre, sottolineato anche dal segretario regionale del Sinappe, Daniele Rosati, che ha richiesto l’assegnazione di un’unità cinofila stabile per contrastare il traffico all’interno degli istituti penitenziari.

Commenti dei sindacati

Secondo Bonino del Sappe, nonostante la cronica carenza di personale e le criticità operative, gli agenti del carcere di Perugia Capanne hanno dimostrato altissima professionalità, motivo per cui il segretario ha proposto l’encomio ufficiale per tutti i colleghi coinvolti.

Il segretario evidenzia inoltre la mancanza di volontà rieducativa di molti detenuti, che utilizzano i colloqui non come strumenti di rieducazione, ma come occasioni di rifornimento di droga, minando gli obiettivi costituzionali dell’ordinamento penitenziario.

Redazione

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