Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha disposto un’indagine interna dell’Ispettorato Generale di Via Arenula dopo la scoperta che decine di colloqui riservati tra detenuti e i loro legali erano stati captati nell’ambito di un’inchiesta per traffico di stupefacenti presso il carcere di Perugia-Capanne. La violazione, emersa pubblicamente nelle scorse settimane, ha innescato una reazione immediata dell’avvocatura penale italiana, culminata in cinque giorni di astensione dalle udienze e nella convocazione di una manifestazione nazionale a Perugia nel mese di giugno.
A portare alla luce l’anomalia è stato l’avvocato Alessandro Cannevale, penalista ed ex pubblico ministero, che ha vissuto direttamente la violazione procedurale. Attraverso un’inchiesta del quotidiano La Verità, a firma di Tonino Laghi, è emerso che settanta incontri — corrispondenti a oltre trenta ore di conversazioni — erano finiti registrati sui server della Procura, coinvolgendo una dozzina di difensori e i rispettivi assistiti. Registrazioni sistematiche, prolungate nel tempo, potenzialmente in grado di svelare le strategie difensive di soggetti non ancora giudicati.
Una violazione dell’articolo 103 del codice di procedura penale
Il quadro normativo di riferimento è netto: l’articolo 103 del codice di procedura penale vieta tassativamente l’intercettazione delle comunicazioni tra imputati e difensori. Le captazioni documentate a Capanne non si configurano, secondo l’avvocatura, come un errore tecnico o una svista procedurale, ma come una lesione strutturale del diritto di difesa, principio sancito dall’articolo 24 della Costituzione.
Cannevale ha chiesto con forza una riflessione che vada oltre il singolo istituto penitenziario, invocando un uso più rigoroso e consapevole degli strumenti investigativi da parte di magistrati, polizia giudiziaria e direzioni degli istituti penitenziari.
Il vertice d’urgenza a Via Arenula
Per contenere una crisi istituzionale in rapida escalation, Nordio ha convocato a Via Arenula i vertici dell’Unione delle Camere Penali Italiane. Al tavolo, presieduto dal Guardasigilli insieme al capo di Gabinetto Antonio Mura, erano presenti il presidente Francesco Petrelli, la vicepresidente Giulia Boccassi, il segretario Rinaldo Romanelli e la tesoriera Laura Antonelli.
L’esito dell’incontro è stato formalizzato in una nota ufficiale del Ministero, che ha descritto un “clima di reciproca collaborazione” pur non minimizzando la gravità dei fatti. Nordio “ha disposto, a fronte di tale grave, ipotizzata violazione della riservatezza dei colloqui difensivi, l’effettuazione da parte dell’Ispettorato Generale di tutti gli accertamenti necessari a chiarire la vicenda, e di formulare conseguenti proposte”.
Il presidente Petrelli ha espresso soddisfazione parziale, riconoscendo l’attenzione concreta del ministro e la rapidità con cui il governo ha attivato gli ispettori per ricostruire fatti e responsabilità nella catena di comando.
La mobilitazione dell’avvocatura penale
La risposta dell’Unione delle Camere Penali Italiane è stata immediata. Cinque giorni di astensione dalle udienze hanno paralizzato l’attività giudiziaria in segno di protesta, mentre la Camera penale di Perugia — guidata dal presidente Luca Gentili — ha manifestato apertura al dialogo politico, subordinandola però a un confronto strutturato e continuativo sui temi delle garanzie fondamentali e delle riforme della giustizia.
Il caso umbro si inserisce nel più ampio dibattito nazionale sull’uso delle intercettazioni in Italia, strumento investigativo la cui applicazione è da tempo al centro di tensioni tra esigenze di indagine e tutela dei diritti individuali. Gli accertamenti dell’Ispettorato, attesi nelle prossime settimane, determineranno se quanto accaduto a Capanne rappresenta un cortocircuito locale oppure la spia di una falla sistemica nelle garanzie processuali.
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