Sarebbe molto vasto l’elenco di avvocati e detenuti spiato dalla procura di Perugia in maniera indiscriminata. La rivelazione, dopo la nota della camera penale perugina è dell’avvocato Alessandro Cannevale, già procuratore di Spoleto, in una intervista al quotidiano La Verità.
La vicenda è quella che riguarda l’avvocato Daniela Paccoi, avvocato penalista perugino accusata di fare da tramite con la mafia albanese nell’ambito della vicenda che coinvolge il suo assisito Giampaolo Coresi, il ristoratore folignate fermato con 65 chili di cocaina fra auto e pizzeria e attualmente detenuto a Perugia.
Secondo Cannevale, che difende Paccoi, la Procura non si sarebbe limitata a intercettare e registrare i colloqui fra Coresi e Paccoi ma avrebbe registrato tutte le sale colloquio: “Dagli atti del procedimento risulta che il pm abbia chiesto e ottenuto solo l’autorizzazione a intercettare le conversazioni tra la Paccoi e il suo cliente nella sala colloqui del carcere. Invece a quanto ci risulta sono stati intercettati 28 incontri di detenuti diversi da quello indagato. La maggioranza di loro non era a colloquio con la collega Paccoi, né con avvocati da lei delegati, ma con almeno altri sei difensori. I clienti, contando sul segreto professionale, si sono confidati con i propri legali, a cui hanno rivelato anche fatti intimi estranei ai reati dei quali erano accusati”
E ancora: “Il codice stabilisce che il pubblico ministero indichi alla polizia giudiziaria “le modalità delle operazioni”. In questo caso poteva benissimo ordinare di attivare la registrazione solo quando la Paccoi e il suo cliente si fossero accomodati nella sala colloqui. Nel momento stesso in cui uno dei due fosse uscito, la captazione andava fermata. Invece sono state sottoposte a intercettazione tutte e quattro le sale colloqui del carcere di Capanne. Non so, invece, perché non è desumibile dai verbali delle operazioni, se le microspie siano stabilmente installate in quelle stanzine o se siano state montate per l’occasione”.
La vicenda quindi si allarga. Non si tratta di reato, spiega Cannevale, ma di ingerenza nella vita privata. Intanto però arriva la solidarietà anche della camera penale di Terni. L’organismo ternano ha confermato che, stando alle notizie di stampa, il legale coinvolto nell’indagine sarebbe iscritto al proprio foro. La Camera penale di Terni ha citato esplicitamente la violazione degli articoli 104 e 111 della Costituzione e dell’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che tutela il rispetto della vita privata e della corrispondenza.
La Camera penale di Terni ha dichiarato la propria adesione alla richiesta di chiarimenti formulata dalla “consorella” di Perugia al Procuratore generale, manifestando disponibilità a partecipare alla riunione in cui quest’ultimo dovrà fornire le spiegazioni richieste, nei limiti consentiti dalla normativa vigente.
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