Omicidio Prospero, per la criminologa Bruzzone Volpe non fermò il proposito di suicidio

La criminologa consulente della parte civile ha ricostruito il rapporto tra le chat online e la morte di Andrea Prospero nel processo per istigazione al suicidio.

Il collegamento tra le conversazioni in chat tra Andrea Prospero e l’amico virtuale e il suicidio del giovane è stato al centro della deposizione della criminologa Roberta Bruzzone, consulente della parte civile, davanti alla Corte d’assise di Perugia nel processo a carico di Emanuele Volpe, accusato di istigazione al suicidio. Secondo la valutazione dell’esperta, il comportamento dell’imputato avrebbe avuto un ruolo determinante nella scelta compiuta dal ragazzo, attraverso messaggi e indicazioni che avrebbero rafforzato l’idea del suicidio come possibile soluzione ai suoi problemi.

La deposizione della criminologa Bruzzone

Durante l’udienza, Roberta Bruzzone ha analizzato il contenuto delle conversazioni intercorse online tra Andrea Prospero e Volpe, concentrandosi sul rapporto tra il dialogo virtuale e la decisione finale del giovane.

Secondo la consulente della parte civile, Volpe avrebbe avuto la possibilità di interrompere quel percorso, aiutando Andrea a fermarsi, ma avrebbe invece continuato a presentare la morte come una possibile via d’uscita dalle difficoltà vissute dal ragazzo.

Tra i messaggi citati durante la deposizione è stato ricordato quello nel quale, secondo quanto riferito in aula, l’imputato avrebbe scritto: «Vai ammazzati, ce la puoi fare».

Per Bruzzone, tali comunicazioni avrebbero rappresentato un elemento significativo nel determinare il contesto psicologico nel quale Andrea Prospero avrebbe maturato la decisione di togliersi la vita.

Il rapporto tra chat e suicidio

La criminologa ha sostenuto davanti alla Corte d’assise che tra le conversazioni online e il gesto compiuto da Andrea Prospero esisterebbe un rapporto diretto.

Da solo Andrea non lo avrebbe mai fatto”, avrebbe affermato Bruzzone durante la deposizione, evidenziando il peso che, secondo la sua analisi, avrebbero avuto le interazioni con l’imputato.

La consulente ha inoltre paragonato il ruolo attribuito a Volpe a quello di una persona che avrebbe spinto qualcuno “in fondo a un burrone”, sottolineando la convinzione che il giovane non sarebbe arrivato autonomamente alla decisione senza quell’influenza esterna.

La posizione della difesa

Il processo proseguirà con l’esame dei consulenti indicati dalla difesa di Emanuele Volpe. Saranno ascoltati un medico-legale, uno psicologo e una tossicologa.

Al centro delle loro valutazioni ci sarà anche il tema dell’imputabilità dell’imputato.

La strategia difensiva punta in primo luogo all’assoluzione e, in alternativa, al riconoscimento della semi-infermità mentale.

La Corte dovrà quindi valutare le diverse ricostruzioni emerse nel corso del procedimento, confrontando le valutazioni dei consulenti delle parti sul rapporto tra le conversazioni digitali, la condizione psicologica di Andrea Prospero e la responsabilità contestata a Volpe.

Redazione

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