Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil regionali hanno formalmente chiesto alla Regione Umbria l’apertura di un tavolo di confronto per dare attuazione territoriale al Protocollo quadro nazionale sulle emergenze climatiche nei luoghi di lavoro, recepito con il Decreto Ministeriale n. 95/2025. La richiesta arriva nelle settimane in cui l’Italia registra le prime ondate di calore stagionali, con effetti sempre più anticipati e frequenti riconducibili ai cambiamenti climatici. A firmarla sono i segretari generali Elisabetta Masciarri (Fillea Cgil Umbria), Emanuele Petrini (Filca Cisl Umbria) e Alessio Panfili (Feneal Uil Umbria).
Per le tre organizzazioni sindacali delle costruzioni, il tema non può più essere gestito attraverso misure temporanee o interventi emergenziali. La protezione dei lavoratori dai rischi da stress termico deve diventare una priorità strutturale, inserita stabilmente nei sistemi di prevenzione aziendale e nei contratti di settore.
Un fenomeno in crescita: i numeri dello stress termico
I dati a disposizione restituiscono una dimensione preoccupante del fenomeno. Secondo l’ILO – Organizzazione Internazionale del Lavoro, sono oltre 2,4 miliardi le lavoratrici e i lavoratori esposti a condizioni di calore eccessivo durante l’attività lavorativa. La quota sulla forza lavoro globale è cresciuta dal 65,5% al 70,9% tra il 2000 e oggi. In Italia, gli infortuni da calore superano le 4.000 unità l’anno, con una concentrazione marcata nei settori più esposti alle condizioni atmosferiche, a cominciare dall’edilizia.
Le conseguenze sanitarie degli eventi di calore estremo comprendono l’esaurimento da calore, il colpo di calore e una serie di patologie correlate allo stress termico, che possono risultare invalidanti o letali se non affrontate con protocolli adeguati.
Le priorità indicate dai sindacati delle costruzioni
Nel documento inviato alla Regione, Fillea, Filca e Feneal individuano un pacchetto di misure operative ritenute urgenti. In primo luogo, l’aggiornamento della valutazione dei rischi con focus specifico su microclima e stress termico, come previsto dalla normativa vigente in materia di salute e sicurezza sul lavoro.
Sul piano organizzativo, le sigle chiedono la revisione delle fasce orarie di lavoro nelle ore più critiche della giornata, l’introduzione di pause programmate, turnazioni differenziate e la possibilità di sospendere le attività in presenza di temperature estreme. Viene richiesto inoltre un ricorso più agevole agli ammortizzatori sociali in caso di eventi climatici avversi, strumento già previsto dalla normativa ma ancora scarsamente attivato nel settore delle costruzioni.
Tra le misure ritenute indispensabili figurano anche il rafforzamento della formazione e dell’informazione rivolte ai lavoratori, il potenziamento della sorveglianza sanitaria e la garanzia di dotazioni adeguate: acqua potabile, dispositivi di protezione individuale idonei alle alte temperature e attrezzature specifiche per chi opera all’aperto o in ambienti industriali ad alto rischio termico.
Le priorità indicate dai sindacati delle costruzioni
Nel documento inviato alla Regione, Fillea, Filca e Feneal individuano un pacchetto di misure operative ritenute urgenti. In primo luogo, l’aggiornamento della valutazione dei rischi con focus specifico su microclima e stress termico, come previsto dalla normativa vigente in materia di salute e sicurezza sul lavoro.
Sul piano organizzativo, le sigle chiedono la revisione delle fasce orarie di lavoro nelle ore più critiche della giornata, l’introduzione di pause programmate, turnazioni differenziate e la possibilità di sospendere le attività in presenza di temperature estreme. Viene richiesto inoltre un ricorso più agevole agli ammortizzatori sociali in caso di eventi climatici avversi, strumento già previsto dalla normativa ma ancora scarsamente attivato nel settore delle costruzioni.
Tra le misure ritenute indispensabili figurano anche il rafforzamento della formazione e dell’informazione rivolte ai lavoratori, il potenziamento della sorveglianza sanitaria e la garanzia di dotazioni adeguate: acqua potabile, dispositivi di protezione individuale idonei alle alte temperature e attrezzature specifiche per chi opera all’aperto o in ambienti industriali ad alto rischio termico.
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