La Filt Cgil Umbria entra a pieno titolo nel dibattito politico sul Nodino di Perugia, schierandosi apertamente contro la realizzazione dell’infrastruttura così come attualmente concepita. Il segretario generale Ciro Zeno ha definito il progetto “sterile, anacronistico e privo di utilità sistemica”, sostenendo che l’opera non rappresenti una soluzione strutturale al problema della mobilità nel capoluogo umbro, ma un semplice spostamento del congestionamento stradale da un punto a un altro.
La posizione del sindacato non si configura come un’opposizione pregiudiziale. “Il nostro non è un ‘no’ ideologico o preconcetto”, ha precisato Zeno, chiarendo che la Filt Cgil sarebbe disponibile a sostenere l’intervento qualora fosse inserito in un piano organico di trasporto pubblico regionale. In assenza di questa cornice sistemica, tuttavia, il Nodino rischia di essere, nelle parole del segretario, “una cattedrale nel deserto”.
Il paradosso dell’asfalto: più strade, più auto
Al centro della critica formulata dalla Filt Cgil Umbria vi è un principio consolidato dell’urbanistica contemporanea: ampliare la rete stradale senza contestualmente potenziare il trasporto pubblico produce l’effetto opposto a quello desiderato. Anziché ridurre il traffico, genera nuova domanda di mobilità privata. Zeno definisce questo meccanismo “un cane che si morde la coda”, sottolineando come migliaia di veicoli provenienti dall’hinterland continuino ogni giorno a riversarsi sul capoluogo perché il trasporto su ferro e su gomma non è nelle condizioni di competere in termini di frequenza, comodità e costo.
Il sindacato rileva una contraddizione di fondo nelle scelte di programmazione infrastrutturale regionali: mentre l’Unione Europea accelera la transizione verso modelli di mobilità sostenibile, l’Umbria sembrerebbe orientarsi verso soluzioni che appartengono a una logica superata, incentrata sull’ampliamento della capacità autostradale anziché sul rafforzamento delle alternative.
La proposta: intermodalità, ferro e integrazione tariffaria
In alternativa alla sola realizzazione del Nodino, la Filt Cgil Umbria articola una proposta in tre assi principali. Il primo riguarda lo sviluppo di una vera intermodalità, con la creazione di parcheggi di scambio funzionali capaci di intercettare il flusso veicolare prima che raggiunga il nodo urbano. Il secondo asse punta al potenziamento della rete ferroviaria regionale, da trasformare in una vera e propria metropolitana di superficie per l’Umbria. Il terzo pilastro è l’integrazione tariffaria tra bus e treni, con un sistema unico che semplifichi l’accesso al trasporto pubblico e lo renda la scelta più conveniente per i pendolari.
Secondo il sindacato, solo la combinazione di questi elementi può incidere strutturalmente sui flussi di traffico, riducendo la dipendenza dall’automobile privata e migliorando la qualità dell’aria e della vita nei centri urbani.
La richiesta alle istituzioni: “O si fa sistema o è un’occasione sprecata”
La Filt Cgil si dice “profondamente insoddisfatta” dell’approccio con cui le istituzioni regionali e locali affrontano il tema delle infrastrutture per la mobilità, accusando i decisori politici di trattare ogni opera come un compartimento stagno, slegato da una visione d’insieme. “Trattare le infrastrutture come compartimenti stagni è un esercizio inutile”, ha dichiarato Zeno, invitando le istituzioni a costruire sinergie e a pianificare il futuro invece di rincorrere le emergenze con “singole gettate di cemento”.
Il sindacato si dichiara disponibile a mettere a disposizione le proprie competenze tecniche per contribuire alla costruzione di un modello di mobilità regionale coerente, chiedendo in cambio che le istituzioni dimostrino analoga volontà di fare sistema. La posizione della Filt Cgil si chiude con un aut aut netto: senza una visione integrata, il Nodino di Perugia rischia di essere “l’ennesima occasione sprecata a caro prezzo”.
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