Ancora caos treni: i rischi per i regionali veloci umbri

Un possibile aumento dei ritardi e l’incertezza sugli impatti economici e sociali dei cambiamenti in corso.

La situazione dei treni regionali umbri continua a destare preoccupazione tra i pendolari, che temono l’introduzione di maxi ritardi strutturali nel futuro. Se l’accordo quadro tra la Regione Umbria e RFI dovesse rimanere invariato, i regionali veloci potrebbero subire ritardi quotidiani di 240 minuti, ovvero circa 87.600 minuti all’anno, pari a due mesi in totale. Questi timori sono stati espressi in una lettera aperta indirizzata alla Regione, firmata dal coordinamento dei comitati dei pendolari, e dal suo vertice Gianluigi Giusti. La missiva solleva preoccupazioni sulla priorità data ai servizi di alta velocità a mercato, un aspetto che potrebbe indebolire i servizi regionali e Intercity in caso di conflitti o saturazione della rete ferroviaria.

La delibera regionale e i suoi rischi per la mobilità umbra

Il cuore del problema risiede nella delibera regionale che ha cristallizzato l’accordo quadro con RFI. Questo accordo prevede che le tracce umbre non ostacolino le richieste di altri operatori, come quelli del mercato dell’alta velocità. L’accordo stabilisce anche che i treni cruciali per la regione, come il 4156 Roma–Ancona, vengano instradati su linee lente, con un impatto negativo sulla puntualità. In particolare, il treno 4725 Perugia–Roma, utilizzato da molti lavoratori su Terni, potrebbe subire notevoli rallentamenti. Il rischio di una saturazione della rete e l’aumento dei ritardi sono reali, e il tutto è stato documentato nella lettera inviata alla Regione.

Impatti economici e trasparenza sugli allungamenti orari

Un altro aspetto critico riguarda la velocità media dei treni, che potrebbe calare sensibilmente. Secondo le stime di RFI, la velocità commerciale sarebbe di 68,24 km/h, con un totale di 3,8 milioni di treni-km. Tuttavia, i pendolari sottolineano la mancanza di trasparenza sugli effettivi allungamenti orari e sugli impatti complessivi, soprattutto considerando che le penali previste in caso di ritardi sono esigue e non sufficienti a costituire un vero deterrente per il gestore ferroviario.

Le previsioni sui ritardi e i costi per la Regione

Secondo i calcoli dei pendolari, alcuni treni sulla linea storica potrebbero accumulare ritardi di 30-40 minuti per corsa, soprattutto per i treni che percorrono la direttissima e la linea storica. I treni come il 4724, 4512, 4156, 4519, 4731 e 4735 sono quelli più coinvolti in questo scenario di ritardi giornalieri, che accumulano complessivamente 240 minuti al giorno. Inoltre, i costi economici ricadrebbero principalmente sulla Regione Umbria, che dovrebbe sostenere spese aggiuntive per il personale e la manutenzione, mentre i ricavi derivanti dai biglietti rischiano di diminuire. Un altro problema sollevato riguarda i nuovi treni ad alta velocità da 200 km/h, che, secondo il comitato dei pendolari, non solo aumentano i costi, ma complicano anche la contrattualistica con Trenitalia fino al 2032.

Il ruolo del Ministero delle Infrastrutture e delle politiche sui trasporti (Mit)

Nel frattempo, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit) sta preparando un piano per stabilire “livelli adeguati di servizio”, che prevede tagli nei trasferimenti in caso di calo dell’utenza. Questa misura potrebbe avere un ulteriore impatto sui servizi minimi offerti ai pendolari, aumentando il rischio di danno erariale se non gestita correttamente. La situazione potrebbe ulteriormente complicarsi nei nodi ferroviari di Toscana e Lazio, dove i sovraffollamenti sono già un problema annoso. La mancanza di convogli sulla linea storica toscana che porta a Roma contribuisce a creare disagi aggiuntivi.

Le richieste dei pendolari e l’intervento dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti (Art)

Infine, i pendolari chiedono un intervento dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti (Art) per tutelare i diritti degli utenti e garantire un servizio ferroviario che non sia penalizzato dalla concorrenza privata. L’accento viene posto sulla necessità di proteggere i servizi pubblici essenziali e garantire la mobilità sostenibile per tutti i cittadini, nel rispetto dei principi sanciti dalla Costituzione.

Redazione

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