Riaprire il punto nascita di Spoleto, chiuso nel 2020 durante l’emergenza sanitaria. La battaglia politica, lanciata dal Movimento 5 Stlle Umbria, si concentra sull’applicazione delle deroghe territoriali previste dalla normativa nazionale per le aree montane e disagiate, che secondo il M5S dovrebbero essere applicate anche alla città umbra.
La posizione del movimento regionale risponde alle recenti dichiarazioni delle società scientifiche pediatriche, che hanno ribadito il parametro dei 500 parti annui come soglia minima per i punti nascita. Una visione che i pentastellati definiscono “basata solo sui numeri” e inadeguata a rappresentare la complessità del territorio umbro.
La normativa nazionale e le deroghe possibili
La normativa vigente permette eccezioni specifiche per le zone montane o con collegamenti difficili, un criterio che secondo il M5S si applica perfettamente alla conformazione geografica dell’Umbria. La regione ospita già diverse strutture che operano in deroga pur avendo volumi di attività inferiori ai minimi standard.
L’applicazione rigida dei parametri numerici porterebbe, secondo l’analisi del movimento, alla concentrazione dei servizi esclusivamente negli ospedali di Perugia e Terni, penalizzando gravemente le comunità che vivono lontano dai capoluoghi. Una scelta che avrebbe ripercussioni particolarmente pesanti sulle donne costrette ad affrontare trasferimenti lunghi e potenzialmente rischiosi per partorire.
I numeri pre-chiusura e l’impatto del sisma
Prima della chiusura decisa nel 2020, il reparto del San Matteo degli Infermi registrava numeri compatibili con le soglie di legge, attestandosi nel range dei 500 parti annui. La decisione di sospendere l’attività, motivata dall’emergenza Covid, viene definita dal M5S come “politica” e slegata dalla realtà dei dati.
Il territorio di riferimento dell’ospedale spoletino include numerosi comuni della Valnerina, area già duramente colpita dal sisma del 2016. Molte di queste località si trovano a oltre un’ora di distanza dal primo ospedale dotato di punto nascita, una distanza che solleva questioni di sicurezza per le partorienti.
La posizione del Comitato regionale e la risposta politica
Il Comitato regionale ha scelto di non esprimersi sulla questione, rimandando ogni decisione al prossimo Piano sanitario. Una posizione interlocutoria che non soddisfa il Movimento 5 Stelle, determinato a proseguire l’azione politica.
Esiste una relazione tecnica della Usl Umbria 2 che secondo i pentastellati dimostrerebbe la fattibilità della riapertura in condizioni di totale sicurezza, attraverso investimenti mirati sul personale e sulle tecnologie disponibili. Un documento che rappresenta la base tecnica su cui il movimento fonda le proprie richieste.
La battaglia per l’equità territoriale
Il M5S inquadra la questione nell’ambito più ampio del diritto alla salute e dell’equità nell’accesso ai servizi sanitari pubblici. La rivendicazione punta a restituire a Spoleto la “pari dignità” rispetto agli altri ospedali regionali, garantendo alle madri e ai neonati del territorio assistenza adeguata in prossimità del proprio domicilio.
La sanità pubblica diffusa rappresenta secondo il movimento l’unico modello in grado di rispondere alle esigenze di un territorio complesso come quello umbro, dove la geografia e la distribuzione della popolazione richiedono soluzioni specifiche che vadano oltre i parametri standardizzati. La battaglia per il punto nascita di Spoleto si configura quindi come parte di una visione più ampia sulla sanità regionale.
Seguici su
Aggiungi perugiatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.