Tre giovani accusati di tentato omicidio premeditato a Spoleto: indagini svelano spedizione punitiva

Un 22enne attirato con l’inganno in un’area isolata e brutalmente aggredito. La Procura ottiene l’annullamento della scarcerazione in Cassazione

Giudice

Una presunta spedizione punitiva organizzata con metodo e premeditazione è al centro dell’indagine condotta dalla Procura della Repubblica di Spoleto, che contesta il reato di tentato omicidio aggravato a tre giovani di 22 anni, tutti residenti nella città umbra. L’episodio risale al 28 aprile 2024, ma l’arresto è scattato nel mese di giugno, al termine di un’indagine articolata, coordinata dalla Procura e condotta dal commissariato di Spoleto e dalla squadra mobile di Perugia.

La vittima, un coetaneo degli indagati, sarebbe stata attirata con un pretesto di chiarimento in tarda notte ai giardini della scuola media Pianciani, dopo un alterco avvenuto alcune ore prima tra due gruppi di giovani davanti a un locale del centro cittadino.

Un’aggressione brutale e organizzata

Secondo la ricostruzione investigativa, due dei tre indagati avrebbero colpito ripetutamente il giovane, utilizzando anche un oggetto metallico, identificato come la chiave di un crick per auto, e il calcio di una pistola scacciacani. Il terzo ragazzo avrebbe fatto da palo, vigilando sui movimenti nell’area durante l’azione.

Le violenze non si sarebbero fermate lì: dopo la prima fase dell’aggressione, il 22enne ferito sarebbe stato trascinato a bordo di una Fiat Panda, di proprietà dell’indagato rimasto all’esterno, e trasportato in un capannone abbandonato, mai identificato con precisione dagli inquirenti. Lì, secondo gli atti, sarebbe stato nuovamente picchiato, per poi essere abbandonato davanti al Pronto soccorso di Spoleto, dove è stato soccorso in condizioni gravi.

Le armi e la ricostruzione dei fatti

Nel corso delle indagini, condotte anche con il supporto di accertamenti tecnici, è stato sequestrato a casa di uno degli indagati un revolver scacciacani, ritenuto compatibile con le lesioni riportate dalla vittima. L’oggetto è stato utilizzato, secondo l’accusa, per colpire lo sterno della vittima e minacciarla durante l’aggressione. Una consulenza medico-legale ha evidenziato che i colpi sarebbero stati indirizzati con l’intento di provocare la morte, evitata solo grazie alla capacità del giovane aggredito di parare alcuni colpi con le braccia, soprattutto quelli destinati alla testa.

Contrasti giudiziari e svolta in Cassazione

La gravità del reato ipotizzato ha portato a un duro confronto giuridico tra la Procura di Spoleto e il Tribunale del Riesame di Perugia. Quest’ultimo, in una fase successiva agli arresti, aveva disposto la scarcerazione di due degli indagati, derubricando il reato da tentato omicidio a semplici lesioni personali. La decisione è stata impugnata dal procuratore capo Claudio Cicchella, che si è rivolto alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso e annullato la decisione del Riesame, confermando la tesi della Procura secondo cui l’obiettivo dell’aggressione fosse quello di uccidere la vittima.

Nuovi sviluppi dopo la scarcerazione

A peggiorare ulteriormente la posizione degli indagati, uno dei due giovani inizialmente rimessi in libertà è stato arrestato di nuovo, questa volta nella zona nord di Roma, mentre percorreva l’A1 con un chilo di hashish a bordo dell’auto. Un fatto che ha rafforzato le ragioni cautelari evidenziate dalla Procura umbra fin dall’inizio del procedimento.

La linea della Procura: un pestaggio con intento omicida

L’intero impianto accusatorio è stato costruito sulla convinzione che l’aggressione fosse pianificata nei dettagli e finalizzata alla morte della vittima, sfuggita solo per circostanze fortuite. Le violenze, la scelta del luogo isolato, l’utilizzo di oggetti contundenti e la dinamica dei colpi – diretti verso il capo e il torace – rafforzano l’ipotesi del tentato omicidio premeditato, reato per cui ora i tre giovani rischiano il rinvio a giudizio.

Redazione

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