Un perugino su cinque fra chi si rivolge alla Caritas ha il contratto a tempo indeterminato

Pranzi comunitari, film inclusivi e un richiamo all’essenza del Giubileo mentre la Diocesi di Perugia-Città della Pieve fotografa un disagio sociale in crescita

“Sei tu mio Signore la mia speranza”: è il messaggio che accompagna la Giornata mondiale dei poveri, nel cuore dell’anno di Giubileo, richiamo spirituale che quest’anno si intreccia con una fotografia sociale carica di fragilità. In Umbria, dove Perugia e Terni ospiteranno pranzi comunitari aperti a persone in difficoltà, il tema della speranza si mescola alle emergenze quotidiane affrontate da migliaia di famiglie.

La Diocesi di Perugia-Città della Pieve diffonde numeri che restituiscono l’immagine di un territorio chiamato a confrontarsi con una povertà sempre più complessa e trasversale. Sono 3.700 i nuclei familiari assistiti dalle strutture diocesane per un totale di 13.500 persone. Dietro ciascuna di esse c’è una storia di vulnerabilità, spesso recente, che coinvolge italiani nel 30% dei casi, percentuale che sale fino al 40% nelle mense e nei dormitori. Il dato più significativo è però quello legato ai nuovi poveri: il 20% delle persone prese in carico ha un contratto di lavoro a tempo indeterminato, ma non riesce comunque a coprire le spese di base.

Tra le criticità più diffuse emerge il tema della casa: oltre 1.400 famiglie risultano in emergenza abitativa, impossibilitate a far fronte ad affitti e bollette, una condizione che spesso precede la perdita del lavoro o l’interruzione delle reti familiari. A queste si aggiungono i 1.700 nuclei che si rivolgono con continuità all’Emporio Caritas di Perugia, struttura che offre beni di prima necessità attraverso un modello basato sulla dignità e sulla partecipazione attiva. Dati drammatici, che non devono però sorprendere perchè la Caritas diocesana aveva già segnalato un aumento delle richieste soprattutto negli empori (5000 le persone complessive assistite nel 2024).

Nel solco della Giornata mondiale dei poveri, l’Umbria non si limita al supporto materiale. Accanto ai pranzi comunitari organizzati dalle diocesi e dalle realtà parrocchiali, in alcune chiese italiane – tra cui Perugia – si terranno anteprime inclusive dedicate al cinema sociale. Nel capoluogo umbro lo schermo sarà montato nella chiesa di Santa Maria Nuova, trasformata per l’occasione in uno spazio di incontro, narrazione e sensibilizzazione. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di portare la cultura lì dove l’accesso non è sempre garantito, offrendo un momento di condivisione in un contesto comunitario.

La scelta di un luogo di culto come sede della proiezione si lega al significato profondo della giornata: costruire ponti tra storie diverse, ridurre le distanze e ricordare che la povertà non è mai solo un dato statistico, ma una condizione umana che chiama alla responsabilità collettiva. Le attività previste tra Perugia, Terni e il resto della regione intendono quindi essere non solo un aiuto concreto, ma anche un invito a leggere le fragilità sociali come un tema che riguarda tutta la comunità.

Nell’anno giubilare, il motto scelto – un grido di affidamento e speranza – diventa così il filo che unisce chi offre sostegno e chi lo riceve, in un momento storico in cui il numero di persone vulnerabili cresce e la richiesta di solidarietà diventa sempre più urgente.

Redazione

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