Cresce la preoccupazione in Umbria per la possibile rimodulazione dei criteri di classificazione dei Comuni montani, attualmente in fase di definizione da parte di una Commissione tecnica istituita ai sensi della legge 131/2025. Secondo alcune stime, il numero dei Comuni riconosciuti come montani nella regione potrebbe scendere drasticamente dagli attuali 69 su 92, con pesanti ricadute economiche e sociali.
A intervenire con decisione sul tema sono stati il presidente di Anci Umbria Federico Gori e il coordinatore della Consulta Politiche della Montagna Giampiero Fugnanesi, che hanno inviato una lettera formale al presidente nazionale ANCI Gaetano Manfredi e all’assessora regionale allo Sviluppo della montagna Simona Meloni.
Il nodo: criteri altimetrici e di pendenza troppo rigidi
Secondo quanto anticipato nella missiva, il nuovo schema di classificazione risulterebbe eccessivamente basato su parametri tecnici, come quota altimetrica e pendenza del territorio, senza considerare adeguatamente le condizioni strutturali e sociali delle aree interne. Un’impostazione che – sostengono Gori e Fugnanesi – “rischia di escludere numerosi Comuni umbri che, pur non rispondendo pienamente ai soli requisiti topografici, condividono tutte le fragilità tipiche della montagna”.
Un rischio concreto: taglio di fondi e servizi
Il timore è che una revisione così rigida possa determinare:
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la perdita dello status di Comune montano;
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l’esclusione da fondi dedicati, come il Fondo nazionale per la montagna;
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l’impossibilità di accedere a incentivi fiscali e contributivi;
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un aggravamento dei divari territoriali, già marcati tra le aree interne e quelle urbanizzate.
“Snaturare la ratio della Legge Montagna”, scrive ANCI Umbria, “significa ignorare i veri bisogni di territori già penalizzati dalla marginalità geografica e dallo spopolamento. La montanità non è solo un dato geografico, ma anche socioeconomico”.
Appello per un confronto condiviso
Prima che la Conferenza Unificata si esprima formalmente sulla proposta della Commissione, ANCI Umbria chiede che venga avviato un tavolo di confronto con tutte le Anci regionali, affinché venga definita una posizione unitaria e realmente rappresentativa delle esigenze dei territori. “È essenziale – concludono Gori e Fugnanesi – che ci sia un coordinamento nazionale forte, per evitare che centinaia di piccoli Comuni in tutta Italia vengano esclusi ingiustamente da misure vitali per la loro sopravvivenza”.
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