La Polizia di Stato di Perugia ha denunciato cinque persone per aver manomesso la propria carta d’identità elettronica (CIE), in particolare attraverso la rimozione dolosa del microchip, elemento chiave per l’autenticità e la sicurezza del documento. I casi, individuati tra aprile e settembre nei comuni di Assisi e Bastia Umbra, sono attualmente al vaglio degli inquirenti, che ipotizzano un utilizzo illecito dei documenti modificati, compresa la possibilità di clonazioni o altri reati digitali.
Il primo episodio risale al mese di aprile, quando una pattuglia del Commissariato di Assisi è intervenuta per una lite familiare a Bastia Umbra. Durante le procedure di identificazione, gli agenti hanno rilevato anomalie sul documento di una donna italiana, classe 1975, già nota per precedenti di polizia e uso di sostanze stupefacenti. La carta d’identità, a un’osservazione attenta, è risultata priva del microchip, rimosso in modo quasi invisibile. Il documento è stato sequestrato e la donna denunciata per falsità materiale (art. 477 c.p.).
Un secondo caso, con dinamiche simili, si è verificato a luglio durante un intervento in un bar di Bastia Umbra, dove un uomo di 38 anni, pluripregiudicato per reati contro il patrimonio, è stato sorpreso con un documento anch’esso privo del microchip. Alla richiesta di spiegazioni, non ha saputo fornire motivazioni plausibili, portando al sequestro della carta e alla denuncia.
Il mese successivo, ad agosto, un nuovo intervento in una sala scommesse della zona ha portato alla scoperta di un ulteriore documento manomesso. In questo caso, si trattava di un 29enne di origine marocchina, residente ad Assisi, già conosciuto alle forze dell’ordine. Anche in questa circostanza, il microchip era stato rimosso in modo sospetto, facendo scattare una nuova denuncia.
Qualche giorno dopo, nei pressi della stazione ferroviaria di Assisi, è stato controllato un altro cittadino di origine marocchina, classe 1975, anch’egli residente ad Assisi. Durante il controllo, la sua carta d’identità si è rivelata manomessa nella stessa modalità, ovvero con l’asportazione del microchip. Anche in questo caso il documento è stato sequestrato e il soggetto denunciato.
Il quinto episodio è avvenuto più recentemente durante un controllo congiunto con la Polizia Locale in un bar di Assisi. Qui, un cittadino italiano di 43 anni, originario della provincia di Frosinone e già noto per denunce relative a reati ambientali, ha mostrato un documento visibilmente danneggiato: diviso orizzontalmente e con il chip asportato.
In tutti i casi, la modalità di danneggiamento della CIE ha seguito un copione ricorrente: il chip, collocato nella parte posteriore del documento, è stato rimosso con precisione, a volte quasi chirurgicamente, rendendo difficile l’individuazione della manomissione a un primo sguardo. Il microchip della CIE è fondamentale poiché contiene dati anagrafici e biometrici (foto e impronte digitali) e consente l’accesso ai servizi digitali della pubblica amministrazione.
Gli investigatori stanno attualmente approfondendo le possibili finalità della manomissione, non escludendo che le carte possano essere utilizzate per frodi, clonazioni o accessi fraudolenti a sistemi digitali. Gli accertamenti proseguono in collaborazione con le autorità competenti in materia di sicurezza informatica.
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