Udienza cruciale il 10 settembre al tribunale di Perugia per il caso di violenza sessuale aggravata e sequestro di persona ai danni di una studentessa asiatica di 21 anni, che lo scorso luglio aveva denunciato di essere stata vittima di un’aggressione brutale e prolungata in un edificio abbandonato nel cuore della città. L’audizione della giovane, avvenuta nel pomeriggio davanti al giudice per le indagini preliminari, si è svolta in sede di incidente probatorio, una fase delicata in cui la sua testimonianza è stata cristallizzata a fini processuali.
La ragazza ha confermato integralmente quanto già dichiarato alla squadra mobile e al pubblico ministero, ribadendo i dettagli drammatici di una notte trascorsa nell’orrore. Secondo la sua ricostruzione, la sera del 19 luglio sarebbe stata avvicinata nei pressi dell’Università per Stranieri di Perugia, dove stava studiando l’italiano, da un uomo che parlava inglese e le aveva proposto un’offerta di lavoro.
Con quella scusa, la studentessa sarebbe stata condotta in un locale abbandonato in via Pinturicchio, dove l’aggressore avrebbe poi sbarrato l’uscita, impedendole ogni possibilità di fuga. Lì, secondo l’accusa, avrebbe avuto inizio una lunga serie di violenze, durate ore: palpeggiamenti, percosse, costrizioni fisiche e abusi sessuali.
L’uomo, un 45enne afghano attualmente detenuto nel carcere di Terni, è accusato di violenza sessuale aggravata, sequestro di persona e lesioni personali. Difeso dall’avvocato Francesco Mattiangeli, ha assistito all’udienza, mentre la difesa ha già fatto sapere di valutare la via del rito abbreviato, strada che potrebbe condurre a uno sconto di pena in caso di condanna.
Uno degli elementi chiave dell’inchiesta è il materiale audio raccolto dalla stessa vittima con il cellulare, che in alcuni momenti sarebbe riuscita ad attivare la videocamera, registrando frammenti in cui si sentono urla, colpi e pianti. Tali file sono stati considerati dagli inquirenti utili per il riconoscimento del presunto aggressore, insieme alle testimonianze e agli esiti dell’esame del DNA, che ha rilevato tracce biologiche compatibili con il sospettato.
Decisivo anche il ritrovamento del DNA sui vestiti indossati dalla giovane, confermato da ulteriori accertamenti disposti dal giudice per le indagini preliminari. La ragazza, originaria della Mongolia, è riuscita a fuggire solo al mattino seguente, approfittando del momento in cui l’uomo si era addormentato, e ha denunciato quanto accaduto dopo l’arrivo della madre in Italia, trovando il coraggio di raccontare i fatti.
Le visite mediche effettuate al pronto soccorso hanno confermato la presenza di lesioni fisiche, con una prognosi iniziale di trenta giorni, coerenti con la narrazione fornita dalla giovane.
Con l’incidente probatorio concluso e la deposizione ritenuta attendibile, l’indagine si avvicina ora a una svolta decisiva. Il quadro accusatorio resta solido e poggia su elementi testimoniali, tecnologici e scientifici, che potrebbero pesare nel successivo procedimento penale. Il rito abbreviato, in caso di condanna, garantirebbe uno sconto di un terzo della pena, ma implicherebbe l’accettazione del materiale probatorio fin qui raccolto.
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