Manager cercasi in Umbria: sono pochi, ancora meno gli Under 40

Federmanager Perugia celebra gli 80 anni con uno studio inedito: pochi dirigenti, giovani assenti, e salari distanti dal Nord

In occasione dell’80° anniversario della sua fondazione, Federmanager Perugia ha scelto di celebrare il traguardo con una novità assoluta: la presentazione del primo rapporto sulla figura dirigenziale in Umbria, realizzato da Agenzia Umbria Ricerche (Aur). L’indagine, basata su dati INPS 2023 e curata da Elisabetta Tondini, offre un quadro dettagliato della composizione, distribuzione e condizioni economiche dei manager nella regione, con particolare attenzione alle sfide per le nuove generazioni.

La ricerca è stata al centro dell’assemblea annuale 2025 di Federmanager Perugia, tenutasi a Villa Buitoni, alla presenza di un folto pubblico e di numerose autorità. Il dibattito, moderato dal giornalista Paolo Saraca Volpini, ha visto la partecipazione di rappresentanti istituzionali e accademici, tra cui la consigliera regionale Letizia Michelini, il direttore generale di Federmanager nazionale Mario Cardoni, e quello di Confindustria Umbria Simone Cascioli.

Una regione con pochi dirigenti e ancora meno giovani

Lo studio evidenzia una forte carenza di dirigenti in Umbria, con un rapporto di un manager ogni 200 dipendenti, a fronte di una media molto più favorevole in regioni come Lombardia (1 ogni 40) ed Emilia-Romagna (1 ogni 70). Il dato più allarmante riguarda la fascia più giovane della dirigenza: meno di dieci manager sotto i 35 anni su oltre 500 attivi.

Il presidente di Federmanager Perugia, Alessandro Castagnino, ha spiegato: “Non si tratta solo di valorizzare i ruoli apicali, ma di creare occasioni di lavoro coerenti con le potenzialità delle nuove generazioni”. Secondo Castagnino, l’assenza di un adeguato ricambio generazionale produce organigrammi appiattiti, con figure ibride che svolgono compiti dirigenziali senza riconoscimenti né retribuzioni adeguate.

“Questo non è solo un problema di numeri – ha aggiunto – ma un limite allo sviluppo economico e alla competitività delle nostre imprese”. Da qui l’appello a una collaborazione tra istituzioni, sistema produttivo e mondo della formazione, per invertire una tendenza che rischia di compromettere la crescita del territorio.

Retribuzioni basse e settori statici: un doppio ostacolo per i giovani

Nel suo intervento, Elisabetta Tondini ha illustrato il forte squilibrio demografico: “In Umbria, i giovani under 35 occupano solo il 2% dei posti da quadro e l’1,3% tra i dirigenti, a fronte di oltre il 42% di over 54 tra i quadri e il 48% tra i dirigenti”. Le retribuzioni evidenziano un doppio gap: generazionale e territoriale. Un giovane quadro umbro guadagna il 26% in meno rispetto ai colleghi senior o ai coetanei del Nord. “Nella manifattura il divario arriva a 6.600 euro, e tocca i 29.000 euro nelle attività finanziarie”, ha precisato Tondini. Per i dirigenti over 34, il divario nel settore tecnico-scientifico arriva a 84.000 euro.

Il report rileva anche la concentrazione delle posizioni apicali nei settori più tradizionali – come manifattura, commercio e trasporti – con una scarsa presenza nei comparti ad alta conoscenza come finanza, servizi professionali, informazione e comunicazione.

Michelini: “La leadership dirigenziale è un motore invisibile”

Nel suo intervento, la consigliera regionale Letizia Michelini ha sottolineato l’importanza del ruolo manageriale nel rilancio del territorio: “La leadership dirigenziale umbra rappresenta il motore invisibile che governa la complessità strategica e innovativa dei nostri territori”. Michelini ha ribadito l’intenzione della Regione di avviare un dialogo costruttivo con il mondo manageriale, per costruire “un sistema virtuoso capace di rilanciare la crescita economica”.

L’evento si è chiuso con un messaggio chiaro: l’Umbria ha bisogno di più dirigenti, più giovani e più formazione, per restare al passo con i territori più avanzati. La fotografia tracciata dal rapporto Aur non è solo un’analisi statistica, ma un campanello d’allarme per il futuro dell’economia regionale, che richiede azioni coordinate e urgenti.

Redazione

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