L’Umbria si muove, ma in ordine sparso. L’ultima fotografia scattata dal Centro Studi delle Camere di commercio Guglielmo Tagliacarne nel suo Dataview congiunturale di aprile 2025 evidenzia una netta divergenza tra le due province della regione. Terni sorprende per vitalità occupazionale ed export, mentre Perugia arranca, soprattutto sul fronte dell’innovazione e del credito. Il report analizza dieci indicatori economici, comparandoli con le medie nazionali e regionali, restituendo una mappa dettagliata delle attuali trasformazioni economiche umbre.
Perugia si ferma: poca innovazione, credito in calo
Il quadro di Perugia è assai complesso e poco brillante La variazione degli occupati si ferma a +1,8%, e le previsioni di nuove assunzioni aumentano appena dello 0,2%, molto al di sotto della media nazionale. A preoccupare è il crollo delle start-up innovative (-29,4%), un segnale allarmante per un territorio che dovrebbe puntare proprio sull’innovazione per restare competitivo.
Anche l’accesso al credito segna il passo: i prestiti alle imprese scendono del 4,5% (contro un -3,2% nazionale), mentre la cassa integrazione cresce del 50,3%, indicando tensioni crescenti nel tessuto produttivo. Tuttavia, non mancano elementi positivi: l’export cresce del 5,7%, molto sopra la media nazionale, e anche il Terzo Settore (+11,7%) e le transazioni immobiliari (+0,2%) mostrano vitalità.
Terni emerge come la sorpresa umbra. La crescita degli occupati si attesta a un +7,7%, un dato quasi quadruplo rispetto alla media italiana (+1,9%). Ancora più rilevante il dato sulle entrate previste di lavoratori per il trimestre aprile-giugno 2025: un +15,8% contro il +1,9% nazionale.Non da meno l’export, che segna un +4,3% (contro un +0,4% italiano), e le transazioni immobiliari in crescita dell’1,6%. Anche i depositi bancari, pur in lieve calo (-0,7%), risultano più stabili della media nazionale (-3,2%)
Confronto con il Centro Italia: Umbria in ritardo su innovazione
Il paragone con le altre regioni del Centro Italia, come Toscana, Marche e Lazio, evidenzia un’Umbria solida sul fronte occupazionale, ma in netto svantaggio su innovazione e credito. Città come Firenze e Ancona, pur con dinamiche di export meno vivaci, vantano migliori performance nell’accesso al credito e nella creazione di nuove imprese innovative.
Ancor più marcato il distacco rispetto all’Emilia-Romagna, dove territori come Reggio Emilia e Modena attirano start-up e investimenti in ricerca, grazie anche a Camere di commercio particolarmente attive nel sostegno all’internazionalizzazione e nell’incubazione d’impresa.
Ripartire da una strategia condivisa
Il Dataview suggerisce la necessità di un ripensamento delle politiche regionali. Terni dimostra che è possibile crescere, ma serve replicarne le buone pratiche, mentre Perugia deve capitalizzare sul proprio capitale umano e universitario per tornare competitiva. Fondamentale sarà rilanciare il credito, favorire le start-up e accelerare le politiche attive del lavoro.
Il PNRR rappresenta una leva decisiva, ma serve sbloccare i progetti fermi e favorire una governance territoriale integrata che coinvolga istituzioni, università, imprese e il terzo settore. Un nuovo patto territoriale può sanare la frattura tra le due anime umbre e costruire una crescita armonica e sostenibile.
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