Omicidio Postiglione: “Il coltello da cucina? Non c’è più”, così il 17enne ha risposto alla madre

L'arma utilizzata nel delitto, una lama lunga circa 20 centimetri con manico bianco e rosso, sarebbe stata presa dal cassetto della cucina dell'abitazione

Un adolescente di 17 anni, secondo l’accusa, ha ucciso con oltre 50 coltellate Salvatore Postiglione, ex collega e capomastro, a Foligno lo scorso 7 novembre. L’arma del delitto, un coltello da cucina dalla lama liscia e appuntita, non è stata ancora ritrovata. Tuttavia, emergono dettagli inquietanti sul caso e sulle circostanze che hanno condotto all’arresto del giovane.

La sparizione del coltello da cucina

L’arma utilizzata nel delitto, una lama lunga circa 20 centimetri con manico bianco e rosso, sarebbe stata presa dal cassetto della cucina dell’abitazione in cui il ragazzo viveva con la famiglia nel centro di Foligno. Come riporta Umbria 24, a notare che il coltello fosse sparito è stata la madre del ragazzo, poche ore dopo il delitto. Alla sua domanda sulla scomparsa della lama, il figlio ha risposto con un laconico: «Non c’è più». Questa risposta ha sollevato dubbi e preoccupazioni che si sono intensificati nei giorni successivi.

Comportamento sospetto e atti di autolesionismo

Nelle 48 ore seguenti al crimine, il comportamento del giovane ha destato sospetti tra parenti e amici. Secondo le testimonianze raccolte dagli investigatori, il ragazzo appariva agitato, irrequieto e con gli occhi sbarrati, manifestando un disagio crescente che culmina in atti di autolesionismo il sabato successivo al delitto. La sua condizione ha richiesto l’intervento dei sanitari, fatto che ha contribuito a mettere gli investigatori sulle sue tracce.

Il ritrovamento di prove decisive

Le indagini condotte dalla squadra mobile di Perugia si sono intensificate e hanno portato a un’operazione nella casa del giovane. Qui sono stati ritrovati indumenti macchiati di sangue, comprese le scarpe che, secondo gli investigatori, il ragazzo avrebbe indossato durante l’omicidio, oltre al monopattino che potrebbe essere stato usato per spostarsi sulla scena del crimine. Questo insieme di prove è stato considerato sufficiente per far scattare il fermo con l’accusa di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, poi confermato con il trasferimento del 17enne nel carcere minorile di Firenze.

Le indagini sul movente

Resta ancora da chiarire il movente del delitto, ma gli investigatori stanno cercando di far luce su questo aspetto ascoltando amici e conoscenti del giovane, che potrebbero fornire ulteriori dettagli sul rapporto con la vittima e su eventuali motivazioni dietro il gesto. Secondo le prime ipotesi, il ragazzo avrebbe avuto dei contrasti con Postiglione, suo ex collega e capomastro. Il quadro che emerge è quello di una situazione complessa, dove la tensione tra vittima e accusato avrebbe potuto degenerare fino a sfociare in un evento così estremo.

Redazione

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