La Procura di Perugia ha avanzato la richiesta di archiviare l’inchiesta sulla morte di Alex Mazzoni, il diciassettenne scomparso l’11 marzo 2020 presso l’ospedale Santa Maria della Misericordia, dopo un trattamento chemioterapico. Il pm Gianpaolo Mocetti ha presentato la richiesta al giudice Elisabetta Massini dopo l’incidente probatorio condotto a metà dicembre, in cui sono state ascoltate le testimonianze del medico legale Beatrice Defraia, dell’ematologo Alberto Bosi e del chirurgo Paolo Fabbrucci.
Le loro conclusioni non hanno evidenziato responsabilità da parte degli otto medici indagati per omicidio colposo. Tuttavia, il padre di Alex ha annunciato la volontà di continuare la battaglia legale opponendosi alla richiesta di archiviazione. Gli otto professionisti coinvolti sono assistiti dall’avvocato Giancarlo Viti. L’inchiesta, inizialmente chiusa, è stata riaperta su pressione della famiglia Mazzoni.
Secondo la procura, la condotta dei sanitari ematologi che ebbero in cura il giovane Alex Mazzoni risulta esente da criticità sia nel corso dell’iter diagnostico che terapeutico della patologia di base che delle complicanze. Gli inquirenti sostengono che non si ravvisa perizia o negligenza nel trattamento del giovane, affetto da patologia tumorale maligna con fattori prognostici negativi e portatore anche di malformazione congenita vascolare intestinale pre-esistente e misconosciute sino all’episodio terminale.
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